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La Wip Gallery di Belinda Biancotti è lieta di presentare: Carlo Carrà – “Intimità recondida delle cose ordinarie”. Una mostra dedicata alla produzione incisoria di Carlo Carrà (1881–1966), tra i protagonisti assoluti dell’arte italiana del Novecento

L’esposizione, a cura di Gabrie­le Bian­co­ni, riu­ni­sce un nucleo signi­fi­ca­ti­vo di ope­re gra­fi­che rea­liz­za­te tra il 1910 e gli anni Ses­san­ta, con esem­pla­ri pro­ve­nien­ti da tira­tu­re sto­ri­che e suc­ces­si­ve edi­zio­ni auto­riz­za­te.
Scri­ve Gabrie­le Bian­co­ni: attra­ver­so acque­for­ti e lito­gra­fie, il per­cor­so offre uno sguar­do appro­fon­di­to sull’evoluzione sti­li­sti­ca dell’artista, dal perio­do futu­ri­sta alle ricer­che meta­fi­si­che, fino a una più liri­ca sin­te­si for­ma­le. Tra i lavo­ri in mostra si segna­la­no ope­re ico­ni­che come Uomo nel­lo stu­dio (Ritrat­to di Mari­net­ti, 1910), testi­mo­nian­za degli esor­di lega­ti all’avanguardia futu­ri­sta. I trat­ti del vol­to spri­gio­na­no un’aggressività pro­pria del­la volon­tà cari­ca­tu­ra­le. Alla Sca­la (L’idolo, 1915), esem­pio del­la ten­sio­ne dina­mi­ca tipi­ca di que­gli anni. Le inci­sio­ni degli anni Ven­ti, qua­li Il vian­dan­te (1921), Lago Mag­gio­re (1922), Por­tic­cio­lo (1923) e Vec­chio Por­to di Camo­gli (1923), riflet­to­no inve­ce una nuo­va atten­zio­ne per il pae­sag­gio e per una dimen­sio­ne sospe­sa e silen­zio­sa.
Accan­to a que­ste, ope­re come Uomo sedu­to (1920), Sta­tua pen­san­te (Dopo il bagno) (1920), La casa dell’amore (Attesa,1920) e I Dio­scu­ri (1920) resti­tui­sco­no l’intensità del­la fase meta­fi­si­ca, in cui la
figu­ra uma­na e lo spa­zio si cari­ca­no di valo­re sim­bo­li­co e con­tem­pla­ti­vo. Nel­la Casa dell’amore la don­na che imper­so­ni­fi­ca Vene­re è una figu­ra idea­le, sem­pli­ce, auten­ti­ca, con­trap­po­sta alla mol­te­pli­ci­tà appa­ren­te del­la real­tà. I Dio­scu­ri allu­do­no al miste­ro del­la crea­zio­ne, alla ten­sio­ne del­la coscien­za ver­so la veri­tà. Il gior­no e la not­te, il bene e il male, la vita e la mor­te rispec­chia­no le con­trad­di­zio­ni e l’ambiguità del­la vita, del­la natu­ra dell’essere uma­no.
Com­ple­ta­no il per­cor­so lavo­ri come Testa di gen­ti­luo­mo (1923), Uomo con il bic­chie­re (Il vetra­io, 1923) e la lito­gra­fia Don­na che si asciu­ga (1920), fino alla tar­da Nudo di schie­na (1962), che testi­mo­nia la con­ti­nui­tà e l’attualità del­la ricer­ca gra­fi­ca di Car­rà nel cor­so dei decen­ni.
Le ope­re espo­ste – in gran par­te acque­for­ti su rame – pro­ven­go­no da edi­zio­ni cura­te dall’editore De Tul­lio (1971) e da altre tira­tu­re sto­ri­che, cor­re­da­te da auten­ti­che e rife­ri­men­ti biblio­gra­fi­ci ricon­du­ci­bi­li all’Istituto Nazio­na­le per la Gra­fi­ca – Cal­co­gra­fia Nazio­na­le.
Le ope­re espo­ste evi­den­zia­no come attra­ver­so inci­sio­ni e lito­gra­fie, Car­rà svi­lup­pi un lin­guag­gio paral­le­lo alla pit­tu­ra, che riflet­te le prin­ci­pa­li fasi del­la sua evo­lu­zio­ne sti­li­sti­ca. All’inizio del­la sua
car­rie­ra, Car­rà è uno dei pro­ta­go­ni­sti del Futu­ri­smo e la gra­fi­ca del perio­do è carat­te­riz­za­ta da linee dina­mi­che e spez­za­te, fram­men­ta­zio­ne del­le for­me, inte­res­se per il movi­men­to e la simul­ta­nei­tà.
Dopo l’esperienza futu­ri­sta, Car­rà si avvi­ci­na alla Pit­tu­ra Meta­fi­si­ca e i suoi ‘lavo­ri’ acqui­si­sco­no una mag­gio­re chia­rez­za com­po­si­ti­va, con linee net­te e con­tor­ni defi­ni­ti, atmo­sfe­re sospe­se e silen­zio­se.
Le inci­sio­ni e i dise­gni diven­ta­no più strut­tu­ra­ti, qua­si archi­tet­to­ni­ci, con un uso del­lo spa­zio che sug­ge­ri­sce pro­fon­di­tà men­ta­le più che pro­spet­ti­ca.
Negli anni Ven­ti e Tren­ta, Car­rà ade­ri­sce al cosid­det­to “ritor­no all’ordine”, avvi­ci­nan­do­si a model­li clas­si­ci e alla pit­tu­ra ita­lia­na del pas­sa­to. Nel­la gra­fi­ca il segno si fa più sobrio e con­trol­la­to, con una
for­te atten­zio­ne alla volu­me­tria nel­lo stu­dio del­la figu­ra e del pae­sag­gio.
Le tec­ni­che inci­so­rie (acqua­for­te, lito­gra­fia) ven­go­no usa­te per esplo­ra­re la soli­di­tà del­le for­me, con una sen­si­bi­li­tà qua­si scul­to­rea.
Nel­la sua ope­ra gra­fi­ca emer­go­no alcu­ni nuclei tema­ti­ci costan­ti: le natu­re mor­te, le figu­re uma­ne iso­la­te, pae­sag­gi essen­zia­li ed archi­tet­tu­re sim­bo­li­che. Que­sti sog­get­ti ven­go­no trat­ta­ti con un
lin­guag­gio che evol­ve, ma man­tie­ne sem­pre una for­te strut­tu­ra inter­na.
Per Car­rà il dise­gno ha un valo­re auto­no­mo non solo pre­pa­ra­to­rio; è uno stru­men­to di rifles­sio­ne teo­ri­ca, per­met­te una sin­te­si essen­zia­le del­le for­me, rive­la il pro­ces­so men­ta­le dell’artista. Mol­ti fogli mostra­no una ten­sio­ne tra astra­zio­ne e real­tà, evi­den­zian­do la sua con­ti­nua ricer­ca di equi­li­brio.
Nel suo insie­me l’opera gra­fi­ca di Car­rà docu­men­ta il pas­sag­gio tra avan­guar­dia e clas­si­ci­tà, mostra la costru­zio­ne del suo lin­guag­gio visi­vo, ha un valo­re auto­no­mo non subor­di­na­to alla pit­tu­ra.
Car­rà è alla ricer­ca di uno sta­to in cui il pas­sa­to e il pre­sen­te s’incontrano e real­tà ter­re­stre e spi­ri­tua­le sono col­le­ga­ti inti­ma­men­te. Si rela­zio­na al suo esse­re più pro­fon­do, in una dimen­sio­ne qua­si oni­ri­ca, che lo col­le­ghi all’infinita “par­te di eter­ni­tà che è in lui”. Al suo esse­re più vero. Alla ricer­ca, appun­to, dell’Intimità recon­di­da del­le cose, che cer­ca di pene­tra­re.
La sua ricer­ca gra­fi­ca “[…] è paral­le­la alla for­mu­la­zio­ne dell’idea e divie­ne infat­ti la visua­liz­za­zio­ne di un pro­ces­so essen­zial­men­te men­ta­le. Car­rà adot­ta un lin­guag­gio che ricon­du­cen­do le for­me ad un
refe­ren­zia­li­smo magi­co e arcai­co, pro­ce­de per arche­ti­pi, ed è vol­to ad inda­ga­re i valo­ri sot­tin­te­si all’immagine secon­do una ope­ra­zio­ne di astra­zio­ne a sfon­do psi­chi­co e razio­na­le che ridu­ce le
imma­gi­ni a segni. Le for­me appa­io­no per­tan­to la pun­tua­liz­za­zio­ne è l’og­get­ti­va­zio­ne di un discor­so con­dot­to con logi­ca geo­me­tri­ca che ten­de all’as­so­lu­to, la real­tà vie­ne ripen­sa­ta e rico­strui­ta attra­ver­so ele­men­ti costan­ti e inva­ria­ti che met­to­no in cri­si la rap­pre­sen­ta­zio­ne tra­di­zio­na­le pro­prio nel momen­to in cui l’a­de­ren­za al dato natu­ra­le sem­bra ripro­po­sta […]”. (Ste­fa­nia Mas­sa­ri – Car­lo Car­rà – Ope­ra gra­fi­ca 1978)
La mostra inten­de offri­re al pub­bli­co un’occasione uni­ca per appro­fon­di­re un aspet­to meno noto ma fon­da­men­ta­le del­la pro­du­zio­ne di Car­rà, evi­den­zian­do la cen­tra­li­tà del segno inci­so nel­la sua poe­ti­ca e il ruo­lo del­la gra­fi­ca come labo­ra­to­rio di idee e spe­ri­men­ta­zio­ni for­ma­li.
Gabrie­le Bian­co­ni Le ope­re espo­ste han­no par­te­ci­pa­to alle mostre:
Car­lo Car­rà: dra­wings 1909–1960 — Gal­le­ria Il Nar­ci­so, Roma 1995 Car­lo Car­rà. Una via ita­lia­na ed euro­pea — Museo Nazio­na­le Archeo­lo­gi­co, Roc­ca Albor­noz 2004 Viter­bo,
a cura di Erne­sto D’Orsi.
Car­lo Car­rà, 1900–1965: Las muta­cio­nes del espi­ri­tu — Museo Nacio­nal de Bel­las Artes, Bue­nos Aires, 2001

 

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