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Dario Bagnato colora il Volterraio: una tesi che sogna di rigenerare l’Elba partendo dalle sue radici

L’el­ba­no Dario Bagna­to lau­rea­to­si a Peru­gia con una tesi dal tito­lo “Rige­ne­ra­re attra­ver­so il colo­re: un pro­get­to per il Castel­lo del Vol­ter­ra­io”, mol­to apprez­za­ta dal­la Com­mis­sio­ne di Lau­rea, anche per le poten­zia­li­tà che il Pro­get­to ha di esse­re rea­liz­za­to, scri­ve: “Il pro­get­to di tesi svi­lup­pa­to nell’ambito del Cor­so di Lau­rea in Indu­strial Desi­gn pres­so il Dipar­ti­men­to di Inge­gne­ria Civi­le e Ambien­ta­le dell’Università degli Stu­di di Peru­gia nasce da un’attenzione pro­fon­da ver­so il ter­ri­to­rio dell’Arcipelago Tosca­no, con un focus par­ti­co­la­re sull’Isola d’Elba. Un ter­ri­to­rio che, per me, non rap­pre­sen­ta sol­tan­to un caso stu­dio pro­get­tua­le, ma le mie radi­ci: sono infat­ti un ragaz­zo elba­no e que­sto lavo­ro nasce anche dal desi­de­rio di resti­tui­re valo­re alla mia ter­ra. Al cen­tro del­la pro­po­sta vi è un inter­ven­to di rige­ne­ra­zio­ne che inte­res­sa il Castel­lo del Vol­ter­ra­io, uno dei luo­ghi sim­bo­lo dell’isola, attra­ver­so la pro­get­ta­zio­ne di una mostra con alle­sti­men­to a cie­lo aper­to pen­sa­ta per acco­glie­re e valo­riz­za­re alcu­ni arti­sti elba­ni. La fase pro­get­tua­le, soste­nu­ta da un’ampia ricer­ca basa­ta su casi stu­dio ita­lia­ni e inter­na­zio­na­li, ha con­dot­to alla defi­ni­zio­ne di una meto­do­lo­gia espo­si­ti­va in cui il colo­re diven­ta pro­ta­go­ni­sta asso­lu­to. Il colo­re si con­fi­gu­ra al tem­po stes­so come fon­da­le e sog­get­to, come veste dell’antico e sim­bo­lo del con­tem­po­ra­neo: un inne­sto cro­ma­ti­co deci­so e auda­ce, capa­ce di dichia­ra­re la pro­pria pre­sen­za ma anche di dia­lo­ga­re con il pae­sag­gio e con la strut­tu­ra sto­ri­ca. L’allestimento si pro­po­ne così come ele­men­to di media­zio­ne tra arte e archi­tet­tu­ra, crean­do un equi­li­brio tra rispet­to del luo­go e inter­ven­to con­tem­po­ra­neo. Le cro­mie diven­ta­no stru­men­ti nar­ra­ti­vi, capa­ci di soste­ne­re le ope­re espo­ste e di gene­ra­re un dia­lo­go dina­mi­co tra l’arte, lo spa­zio espo­si­ti­vo e il con­te­sto natu­ra­le. Il pro­get­to intro­du­ce inol­tre una meto­do­lo­gia di alle­sti­men­to mute­vo­le, qua­si cama­leon­ti­ca, pen­sa­ta per adat­tar­si a diver­si con­te­sti e appli­ca­bi­le alla rige­ne­ra­zio­ne di luo­ghi abban­do­na­ti. Un approc­cio repli­ca­bi­le che mira a resti­tui­re iden­ti­tà e vita­li­tà a spa­zi cari­chi di memo­ria, affin­ché le loro sto­rie pos­sa­no con­ti­nua­re a vive­re attra­ver­so nuo­ve for­me di espres­sio­ne cul­tu­ra­le.”

 

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