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Angeli e Demoni opere grafiche dei Maestri Simbolisti della Secessione Praghese sabato 29 novembre alle ore, 18,00

Inau­gu­ra­zio­ne alla Wip Gal­le­ry di Belin­da Bian­cot­ti Per­for­man­ce magi­ca all’inaugurazione Idea­zio­ne e orga­niz­za­zio­ne di Belin­da Bian­cot­ti a cura di Gabrie­le Bian­co­ni.
La Wip Gal­le­ry è lie­ta di annun­cia­re l’apertura del­la mostra “Ange­li e Demo­ni – Sim­bo­li­sti a Pra­ga”, un
appun­ta­men­to cul­tu­ra­le dedi­ca­to alla magne­ti­ca gra­fi­ca dei prin­ci­pa­li pro­ta­go­ni­sti del­la Seces­sio­ne Pra­ghe­se.
L’esposizione, cura­ta dal cri­ti­co d’arte Gabrie­le Bian­co­ni, offre un per­cor­so immer­si­vo nel­la poe­ti­ca
visio­na­ria e spi­ri­tua­le che ha carat­te­riz­za­to l’arte mit­te­leu­ro­pea tra fine Otto­cen­to e i pri­mi decen­ni del
Nove­cen­to.
In mostra saran­no pre­sen­ta­te ven­ti ope­re dei Mae­stri:
Miko­láš Aleš, Jan Konů­pek, Emil Orlik, Tavic Fran­tišek Ṧimon, Fran­tišek Bílek,
Fran­tišek Kobli­ha, Bru­no Héroux, Max Šva­bin­ský e Vla­di­mír Silo­v­ský.
Scri­ve Gabrie­le Bian­co­ni: una sele­zio­ne di rare gra­fi­che crea­te su tavo­le di legno o su lastre di metal­lo inci­se,
inchio­stra­te e pres­sa­te sul­la car­ta, rive­la­no un mon­do sim­bo­li­co popo­la­to di figu­re ange­li­che e demo­nia­che.
Atmo­sfe­re sospe­se, visio­ni misti­che e ten­sio­ni inte­rio­ri: un viag­gio nell’immaginario eso­te­ri­co e
pro­fon­da­men­te evo­ca­ti­vo del Sim­bo­li­smo Pra­ghe­se. Testi­mo­nian­ze di una sta­gio­ne arti­sti­ca che ha sapu­to
fon­de­re misti­ci­smo, inquie­tu­di­ne e raf­fi­na­tez­za for­ma­le. Per cer­ca­re dei rife­ri­men­ti sto­ri­ci pre­ce­den­ti,
per­ti­nen­ti non sol­tan­to alla tec­ni­ca inci­so­ria uti­liz­za­ta, biso­gna guar­da­re alle stam­pe di Goya, come alle
xilo­gra­fie giap­po­ne­si.
Le ope­re espo­ste, viste sin­go­lar­men­te e nell’insieme, mani­fe­sta­no con auto­ri­tà, la rivo­lu­zio­ne este­ti­ca
sim­bo­li­sta. Crea­zio­ni rea­liz­za­te sul­la car­ta, espres­sio­ni del mon­do inte­rio­re: sogna­to ed emo­zio­na­to, pau­ro­so
e ten­ta­to, libe­ro e dan­na­to, che si vuo­le inte­gra­to alla natu­ra dell’universo. Un fan­ta­sti­co misti­co e pro­fa­no
sen­za ugua­li, che diven­te­rà la pre­mes­sa di liber­tà per i suc­ces­si­vi movi­men­ti sur­rea­li­sti ed espres­sio­ni­sti.
Nell’architettura come nel­la pro­du­zio­ne arti­gia­na­le e indu­stria­le già dagli ulti­mi anni dell’Ottocento si affer­ma
l’Art Nou­veau, che coniu­ga la logi­ca del­la strut­tu­ra con l’armonia, la pra­ti­ci­tà essen­zia­le del­la costru­zio­ne,
all’estetica dell’arabesco, dell’ornamento; i mate­ria­li come il fer­ro bat­tu­to, l’acciaio, il vetro o la cera­mi­ca al
dise­gno flo­rea­le, che si espri­me con linee flui­de e sinuo­se ispi­ra­te alla natu­ra.
Pra­ga diven­ta in que­gli anni un rac­cor­do teso tra Vien­na e Pari­gi in cui il fer­men­to cul­tu­ra­le ger­mo­glia nel­le
espe­rien­ze degli arti­sti loca­li che si rico­no­sce­ran­no nel movi­men­to arti­sti­co chia­ma­to Seces­sio­ne Pra­ghe­se,
dan­do dei frut­ti ine­di­ti ed ori­gi­na­lis­si­mi che rag­giun­go­no pro­prio con le tec­ni­che inci­so­rie un api­ce sen­za
pre­ce­den­ti. È un mon­do nuo­vo che si oppo­ne alla cul­tu­ra domi­nan­te bor­ghe­se e alla pit­tu­ra rea­li­sta ed
impres­sio­ni­sta. La cul­tu­ra del sim­bo­li­smo si dif­fon­de dan­do vita ad ope­re d’arte che la ‘rispec­chia­no’ nel­la
scul­tu­ra, nel­la pit­tu­ra, nel­la gra­fi­ca, nel­la archi­tet­tu­ra, come nel­la poe­sia, nel tea­tro, nel­la musi­ca.
Il Castel­lo, pre­ge­vo­le acqua­for­te di Aleš del 1930, è un pae­sag­gio liri­co e fia­be­sco che affian­ca la
mera­vi­glio­sa Sab­ba: ope­ra pre­sen­ta­ta auto­no­ma­men­te in gal­le­ria in occa­sio­ne di Hal­lo­ween; crea­zio­ne
strug­gen­te che si distin­gue per la poten­za evo­ca­ti­va e visi­va, un viag­gio nell’immaginario del sab­ba tra
leg­gen­de ance­stra­li, sim­bo­li eso­te­ri­ci, eros e richia­mi alla cul­tu­ra e ad anti­che tra­di­zio­ni popo­la­ri.
Anche i Due Albe­ri di Konů­pek sono fia­be­schi, nel sen­so che il pae­sag­gio rap­pre­sen­ta­to si disco­sta dal
rea­le ogget­ti­vo, ma qui la sin­te­si è mag­gio­re e la natu­ra si ani­ma dal suo inter­no di ener­gia tesa e
vibran­te. Un sof­fio vita­le la gon­fia, la ‘esplo­de’. La ter­ra, le nuvo­le, gli albe­ri, rina­sco­no dal segno come
tetri pro­ta­go­ni­sti per una con­flit­tua­li­tà pal­pi­tan­te.
Le figu­re di Ṧimon, in un’acquaforte del 1920 sono del­le silhouet­te sogna­te ed eva­ne­scen­ti come
fos­se­ro un ricor­do del pas­sa­to. La fan­ta­sia dell’artista per­mea la visio­ne del­la spiag­gia e il dise­gno ci
tra­spor­ta oltre la sce­na accen­na­ta, qua­si fos­se una roman­ti­ca pel­li­co­la sbia­di­ta.
La Necro­po­li di Bilek è una xilo­gra­fia del 1912. Un dise­gno esem­pla­re dell’arte sim­bo­li­sta del tem­po,
che ci cata­pul­ta in un mon­do miti­co, fat­to di pas­sa­to e pre­sen­te. Un pae­sag­gio iso­la­to in cui la necro­po­li
è lì come aves­se un’anima. Un monu­men­to anti­co ci acco­glie lugu­bre con la sua archi­tet­tu­ra
avvol­gen­te e tea­tra­le. La mor­te aleg­gia nell’aria onni­pre­sen­te, incom­ben­te come un pre­sa­gio, come
un con­sa­pe­vo­le baga­glio che ci accom­pa­gna.
Di Kobli­ha for­se la più famo­sa del­le gra­fi­che espo­ste è Abbrac­cio del 1910 (Ama­to, dal ciclo: Zen). La
essen­zia­li­tà ed ele­men­ta­ri­tà del­lo spa­zio e degli ele­men­ti rap­pre­sen­ta­ti non impo­ve­ri­sco­no la sce­na,
ma anzi, ne inten­si­fi­ca­no la poten­za espres­si­va. Il trat­to deci­so, qua­si geo­me­tri­co, non pri­va l’immagine
di una mae­sto­sa, strug­gen­te, poe­ti­ca dol­cez­za. Scri­ve Enri­co Cri­spol­ti: < … nel­la sua aper­tu­ra sur­rea­le,
e a vol­te vaga­men­te meta­fi­si­ca, Kobli­ha non gio­ca i ruo­li di umo­re nero in par­ti­co­la­re di un Konu­pek:
non ten­de le cor­de appun­to in un’esasperazione espres­sio­ni­sta, le affi­na inve­ce in vibra­zio­ni
sot­til­men­te insi­nuan­ti, così che la stes­sa pro­spe­zio­ne oni­ri­ca non è un vio­len­to incon­tro con
ina­spet­ta­te pre­sen­ze, non è insom­ma un incu­bo (come appun­to in Váchal o in Konu­pek, o era nel
pri­mo Kup­ka), ben­sì una pro­gres­si­va apper­ce­zio­ne, una sor­ta di pro­gres­si­va immer­sio­ne, che tut­ta­via
è irre­ver­si­bi­le, non lascia mar­gi­ni di diver­sio­ne o di rifiu­to: l’occhio si immer­ge nel nero di quel medium
oni­ri­co … >
Il Caf­fè all’aperto con cop­pie dan­zan­ti di Silo­v­sky, come Pre­se­pe o la Gio­stra sono subli­mi esem­pi
dell’arte del Mae­stro. Quest’ultima, pur nel­la diver­si­tà, ricor­da il Sab­ba di Aleš. La luce inten­sa, che si
pro­pa­ga come un’esplosione al con­tem­po fisi­ca e sono­ra, sol­le­va le figu­re dan­zan­ti che cir­con­da­no la
gio­stra. Un giro­ton­do di sguar­di, di bal­li vis­su­ti con tra­spor­to e abban­do­no, con l’estasi di una festa
misti­ca.
Orlik, che si è ispi­ra­to anche alla xilo­gra­fia poli­cro­ma giap­po­ne­se e ha rea­liz­za­to nume­ro­si ritrat­ti di
cele­bri con­tem­po­ra­nei è pre­sen­te con due car­te: la Cop­pia del 1898 e la Testa di Dan­za­tri­ce del 1910
c.ca.
Esta­te di Sva­bin­sky è un pic­co­lo capo­la­vo­ro, una per­la che ripro­po­ne per­so­na­liz­za­to il sog­get­to di Le
Déjeu­ner sur l’Her­be. Un pae­sag­gio liri­co in cui tro­neg­gia una figu­ra di don­na diste­sa e soli­ta­ria. Un
cor­po vel­lu­ta­to, sfu­ma­to, bian­co. Appog­gia­to con gra­zia e sen­sua­li­tà pla­sti­ca, qua­si fos­se anch’esso
una pian­ta del pae­sag­gio che lo cir­con­da. La memo­ria sto­ri­ca ci ricor­da anche la Maja Desnu­da.
Le inci­sio­ni di Heroux, rea­liz­za­te con finez­za tec­ni­ca, sono indi­men­ti­ca­bi­li. In esse l’artista riflet­te­va sui
segre­ti del­la vita e dava espres­sio­ne ine­brian­te alla sua gio­ia di esi­ste­re.
Gabrie­le Bian­co­ni
Per tut­ta la dura­ta del­la mostra in gal­le­ria saran­no espo­ste anche alcu­ne ope­re sele­zio­na­te del­la Wip Gal­le­ry,
offren­do un ulte­rio­re sguar­do sul­la ricer­ca arti­sti­ca ospi­ta­ta dal­lo stu­dio di Belin­da Bian­cot­ti.
PROGRAMMA DELL’EVENTO
* Pre­sen­ta­zio­ne e intro­du­zio­ne all’evento di Belin­da Bian­cot­ti
* Pre­sen­ta­zio­ne del­la mostra a cura di Gabrie­le Bian­co­ni, che intro­dur­rà il pub­bli­co ai temi, agli auto­ri
e alle pecu­lia­ri­tà del­la pro­du­zio­ne gra­fi­ca sim­bo­li­sta.
* Per­for­man­ce arti­sti­ca del cura­to­re ispi­ra­ta ai temi magi­ci, miste­rio­si e ipno­ti­ci cari al Sim­bo­li­smo,
pen­sa­ta per ampli­fi­ca­re l’atmosfera emo­ti­va del per­cor­so espo­si­ti­vo.
* Drink, occa­sio­ne per dia­lo­ga­re con la gal­le­ri­sta, il cura­to­re e gli appas­sio­na­ti d’arte.
Inau­gu­ra­zio­ne:
Gior­no: saba­to 29 novem­bre, ore 18,00
Luo­go:
Wip Gal­le­ry di Belin­da Bian­cot­ti
via Giu­sep­pe Gari­bal­di, 21 Por­to­fer­ra­io – Iso­la d’Elba
Duran­te la sera­ta si ter­rà la Per­for­man­ce. In sin­to­nia con le tema­ti­che Sim­bo­li­ste,
Gabrie­le Bian­co­ni pro­por­rà ad un/a visitatore/trice di ripe­te­re un espe­ri­men­to di
tele­pa­tia, pro­va­to nel labo­ra­to­rio fon­da­to e diret­to da Rhi­ne, Pro­fes­so­re di
Psi­co­lo­gia alle Uni­ver­si­tà di Har­vard e Duke e con­si­de­ra­to sto­ri­ca­men­te un
pio­nie­re del­la Para­psi­co­lo­gia.

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