EDICOLA ELBANA SHOW

Quello che l'altri dovrebbero di'

BREAKING NEWS

“Una storia di occupazione e diritti negati: Portoferraio accende i riflettori sul popolo Saharawi”

“Nel­la Khai­ma – Saha­ra­wi: una feri­ta anco­ra aper­ta”
Par­te­ci­pa­zio­ne e for­te coin­vol­gi­men­to emo­ti­vo all’incontro pro­mos­so da Amne­sty Inter­na­tio­nal Iso­la d’Elba
Si è svol­to saba­to 13 dicem­bre, pres­so la Sala Ner­vi – ex Gat­ta­ia di Por­to­fer­ra­io, l’incontro pub­bli­co “Nel­la Khai­ma – Saha­ra­wi: una feri­ta anco­ra aper­ta, una sto­ria di occu­pa­zio­ne e nega­zio­ne dei dirit­ti”, pro­mos­so dal Grup­po Amne­sty Inter­na­tio­nal Iso­la d’Elba in col­la­bo­ra­zio­ne con Elba Forum per la Pace e con il con­tri­bu­to di Mar­di­li­bri.
L’evento è sta­to un inten­so momen­to di testi­mo­nian­za, memo­ria e rifles­sio­ne su una del­le cri­si uma­ni­ta­rie più dimen­ti­ca­te del nostro tem­po: quel­la del popo­lo Saha­ra­wi.
Ospi­te prin­ci­pa­le dell’incontro è sta­to Moha­med Diha­ni, gior­na­li­sta e atti­vi­sta saha­ra­wi di Amne­sty Inter­na­tio­nal, che ha por­ta­to una testi­mo­nian­za diret­ta e pro­fon­da­men­te toc­can­te del­la sua espe­rien­za per­so­na­le di per­se­cu­zio­ne, deten­zio­ne arbi­tra­ria e tor­tu­ra subi­te nei ter­ri­to­ri occu­pa­ti del Saha­ra Occi­den­ta­le. Attra­ver­so il suo rac­con­to, il pub­bli­co è sta­to accom­pa­gna­to den­tro una real­tà spes­so lon­ta­na dal nostro quo­ti­dia­no, ma resa dram­ma­ti­ca­men­te con­cre­ta dal­la for­za del­le sue paro­le.
Nato nel Saha­ra Occi­den­ta­le, Moha­med Diha­ni è sta­to coin­vol­to fin da gio­va­nis­si­mo nel­la dife­sa dei dirit­ti del suo popo­lo. Arre­sta­to già all’età di die­ci anni per­ché rite­nu­to sim­pa­tiz­zan­te del Fron­te Poli­sa­rio, ha cono­sciu­to sin da bam­bi­no la repres­sio­ne e la vio­len­za. Gra­zie al padre arri­va in Ita­lia e vive per alcu­ni anni all’Isola d’Elba, dove spe­ri­men­ta per la pri­ma vol­ta la liber­tà, le rela­zio­ni, una quo­ti­dia­ni­tà lon­ta­na dal cli­ma di copri­fuo­co e con­trol­lo poli­zie­sco a cui era abi­tua­to. Un perio­do che lui stes­so ha defi­ni­to feli­ce e for­ma­ti­vo.
Il ritor­no nel suo Pae­se segna però una nuo­va fase di arre­sti, tor­tu­re fisi­che e psi­co­lo­gi­che, accu­se infon­da­te di ter­ro­ri­smo e una sor­ve­glian­za costan­te. Deter­mi­nan­te è sta­to il soste­gno di Amne­sty Inter­na­tio­nal, che lo ha sup­por­ta­to legal­men­te e uma­na­men­te, per­met­ten­do­gli di soprav­vi­ve­re alle vio­len­ze subi­te e di otte­ne­re pro­te­zio­ne. Uno dei tan­ti modi in cui la dife­sa dei dirit­ti uma­ni e il lavo­ro di A.I. si con­cre­tiz­za. Oggi Moha­med vive in Ita­lia con sta­tus di rifu­gia­to ed è gior­na­li­sta e atti­vi­sta di Amne­sty Inter­na­tio­nal; non può rien­tra­re nel suo Pae­se, dove la sua sicu­rez­za non è garan­ti­ta e dove alcu­ni suoi fami­lia­ri con­ti­nua­no a subi­re con­trol­li e arre­sti.
La sera­ta è sta­ta accom­pa­gna­ta da momen­ti musi­ca­li cura­ti da Afif Ben Fekih, che han­no reso anco­ra piu’ coin­vol­gen­te ed emo­zio­nan­te l’evento.
L’iniziativa si è inse­ri­ta anche nel per­cor­so di cele­bra­zio­ne dell’anniversario del­la Dichia­ra­zio­ne Uni­ver­sa­le dei Dirit­ti Uma­ni, adot­ta­ta il 10 dicem­bre di 77 anni fa, offren­do l’occasione per inter­ro­gar­si sul suo signi­fi­ca­to attua­le, di fron­te a vio­la­zio­ni che con­ti­nua­no nel silen­zio del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le.
Nel­la mat­ti­na­ta del 13 dicem­bre, Moha­med Diha­ni ha incon­tra­to gli stu­den­ti dell’Istituto ISIS Fore­si di Por­to­fer­ra­io, in un momen­to di for­ma­zio­ne e dia­lo­go che ha susci­ta­to gran­de inte­res­se e par­te­ci­pa­zio­ne tra i più gio­va­ni.
L’incontro ha rap­pre­sen­ta­to un esem­pio con­cre­to di come l’impegno per i dirit­ti uma­ni, il soste­gno ad Amne­sty Inter­na­tio­nal e la testi­mo­nian­za diret­ta pos­sa­no dare voce a chi rischia di non aver­ne, tra­sfor­man­do sto­rie indi­vi­dua­li in con­sa­pe­vo­lez­za col­let­ti­va.
Mari­le­na San­gal­li
Amne­sty Inter­na­tio­nal – Grup­po Ita­lia 319 Iso­la d’Elba

Rispondi