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L’Elba piange Chiara: il dolore di una famiglia diventa un messaggio d’amore e solidarietà

A soli 44 anni si è spen­ta Chia­ra. Il com­mo­ven­te appel­lo del mari­to per soste­ne­re le Cure Pal­lia­ti­ve del­l’I­so­la d’El­ba. Edi­co­la Elba­na si strin­ge alla fami­glia in un abbrac­cio che vuo­le esse­re quel­lo di un’in­te­ra comu­ni­tà.
Ci sono noti­zie che non vor­rem­mo mai dover rac­con­ta­re. Noti­zie davan­ti alle qua­li anche le paro­le sem­bra­no per­de­re il loro signi­fi­ca­to, per­ché nes­su­na fra­se, per quan­to sin­ce­ra e sen­ti­ta, potrà mai col­ma­re il vuo­to lascia­to da una per­so­na ama­ta.
La scom­par­sa di Chia­ra Cipol­let­ta a soli 44 anni, è una di que­ste.
Chia­ra si è spen­ta nel­la sera­ta di gio­ve­dì 15 otto­bre, all’o­spe­da­le di Por­to­fer­ra­io, lascian­do nel dolo­re il mari­to, i figli, la mam­ma, il fra­tel­lo e tut­ti colo­ro che le han­no volu­to bene.
Qua­ran­ta­quat­tro anni. Un’e­tà nel­la qua­le la vita dovreb­be anco­ra esse­re pie­na di pro­get­ti, di sogni, di momen­ti da con­di­vi­de­re con le per­so­ne care. Un’e­tà nel­la qua­le nes­su­na fami­glia dovreb­be tro­var­si a pro­nun­cia­re una paro­la tan­to dif­fi­ci­le come addio.
Eppu­re, anche nel momen­to più dolo­ro­so, può nasce­re qual­co­sa di straor­di­na­ria­men­te impor­tan­te: la volon­tà di tra­sfor­ma­re la pro­pria sof­fe­ren­za in un gesto d’a­mo­re ver­so gli altri.
È pro­prio que­sto il signi­fi­ca­to del toc­can­te mes­sag­gio che il mari­to di Chia­ra, il nostro ami­co Bal­do, ha volu­to con­di­vi­de­re pub­bli­ca­men­te.
Non sol­tan­to il rac­con­to degli ulti­mi momen­ti vis­su­ti accan­to alla moglie, ma una rifles­sio­ne pro­fon­da sul­la digni­tà del­la per­so­na, sul­l’im­por­tan­za di non lascia­re nes­su­no solo davan­ti alla sof­fe­ren­za e sul valo­re del­le Cure Pal­lia­ti­ve.
Paro­le che meri­ta­no di esse­re let­te, com­pre­se e soprat­tut­to con­di­vi­se.
Nel suo mes­sag­gio, il mari­to par­te da un para­go­ne tan­to sem­pli­ce quan­to signi­fi­ca­ti­vo: quel­lo di una splen­di­da cena che rischia di lascia­re un brut­to ricor­do per un ulti­mo bic­chie­re di Alea­ti­co di pes­si­ma qua­li­tà.
Un’im­ma­gi­ne appa­ren­te­men­te inso­li­ta, che rac­chiu­de però una veri­tà pro­fon­da: così come abbia­mo impa­ra­to a difen­de­re la qua­li­tà del­la vita, dob­bia­mo impa­ra­re a rico­no­sce­re anche l’im­por­tan­za del­la digni­tà nel­l’ul­ti­mo trat­to del­l’e­si­sten­za.
Accom­pa­gnan­do Chia­ra nel suo per­cor­so, il mari­to ha cono­sciu­to da vici­no il valo­re del­le Cure Pal­lia­ti­ve, di quel­le per­so­ne che, quan­do gua­ri­re non è più pos­si­bi­le, con­ti­nua­no a pren­der­si cura del mala­to e del­la sua fami­glia.
” Fare un buon pasto e rovi­nar­lo alla fine con un bic­chie­re di Alea­ti­co di pes­si­ma qua­li­tà rischia di lascia­re un brut­to ricor­do di tut­ta la cena.
Può sem­bra­re un para­go­ne irri­ve­ren­te, ma per me oggi ha un signi­fi­ca­to pro­fon­dis­si­mo.
Abbia­mo impa­ra­to a par­la­re di qua­li­tà del­la vita. Dob­bia­mo impa­ra­re a par­la­re, con la stes­sa digni­tà e sen­za pau­ra, anche di qua­li­tà del­la mor­te.
L’ho capi­to accom­pa­gnan­do Chia­ra nel­l’ul­ti­mo trat­to del­la sua vita.
Quan­do non c’è più una cura capa­ce di gua­ri­re, c’è anco­ra tan­tis­si­mo che si può fare.
Si può toglie­re il dolo­re. Si può pro­teg­ge­re la digni­tà. Si può ascol­ta­re. Si può acca­rez­za­re. Si può per­met­te­re a una fami­glia di esse­re sem­pli­ce­men­te una fami­glia, inve­ce di sen­tir­si sola davan­ti alla sof­fe­ren­za.
Que­sto fan­no le Cure Pal­lia­ti­ve.
Non aggiun­go­no neces­sa­ria­men­te gior­ni alla vita. Ma pos­so­no aggiun­ge­re vita, digni­tà e amo­re ai gior­ni che riman­go­no.
Io que­sta real­tà l’ho cono­sciu­ta attra­ver­so Chia­ra. E pro­prio per lei sen­to che non pos­so limi­tar­mi a custo­di­re den­tro di me ciò che ho vis­su­to.
Vor­rei che la nostra strut­tu­ra di Cure Pal­lia­ti­ve aves­se più atten­zio­ne, più visi­bi­li­tà, più soste­gno e tut­ta l’im­por­tan­za che meri­ta.
Per­ché pri­ma o poi potreb­be riguar­da­re ognu­no di noi, una per­so­na che amia­mo, una fami­glia come la nostra.
Aiu­ta­te­mi a far cono­sce­re e soste­ne­re le nostre Cure Pal­lia­ti­ve.
E, se pote­te, fate­lo anche con un pic­co­lo gesto con­cre­to.
Non impor­ta quan­to: ogni dona­zio­ne può diven­ta­re cura, pre­sen­za, digni­tà.
Lo chie­do per chi c’è oggi. Per chi ci sarà doma­ni. E, nel mio cuo­re, per Chia­ra.
Per­ché pren­der­si cura di qual­cu­no fino alla fine è for­se una del­le for­me più alte del­l’a­mo­re.
Se con­di­vi­de­te que­sto pen­sie­ro, con­di­vi­de­te anche que­sto mes­sag­gio. A vol­te aiu­ta­re signi­fi­ca anche sem­pli­ce­men­te far sape­re che que­sta real­tà esi­ste.”

La fami­glia ha espres­so il desi­de­rio che, al posto dei fio­ri, ven­ga­no effet­tua­te offer­te a favo­re dell’ Asso­cia­zio­ne Cure Pal­lia­ti­ve Elba ONLUS
Chi desi­de­ra con­tri­bui­re può far­lo attra­ver­so le seguen­ti coor­di­na­te, ripor­ta­te nel­l’an­nun­cio fune­bre:

Asso­cia­zio­ne Cure Pal­lia­ti­ve Elba ONLUS
IBAN: IT05X0704870740000000005001

Un pic­co­lo gesto che può tra­sfor­ma­re il ricor­do di Chia­ra in un aiu­to con­cre­to per altre per­so­ne e altre fami­glie.
I fune­ra­li si svol­ge­ran­no saba­to 17 otto­bre, alle ore 11:00, nel­la Chie­sa Par­roc­chia­le di San Giu­sep­pe a Por­to­fer­ra­io.
Al ter­mi­ne del­la ceri­mo­nia fune­bre, la sal­ma pro­se­gui­rà per il cimi­te­ro del­la Lec­cio­la, a Cam­po nel­l’El­ba, dove avver­rà la tumu­la­zio­ne.

Da par­te di tut­ta l’ Edi­co­la Elba­na, le più pro­fon­de e sin­ce­re con­do­glian­ze a Loren­zo, ai figli, alla mam­ma, al fra­tel­lo e a tut­ti i fami­lia­ri di Chia­ra.
Ti pro­met­to Bal­do che fare­mo di tut­to per dare un gros­so aiu­to all’As­so­cia­zio­ne Cure pal­lia­ti­ve Iso­la d’El­ba in ricor­do di Chia­ra.
Ho let­to tan­tis­si­mi mes­sag­gi ma quel­lo che piu’ mi ha col­pi­to e’ sta­to quel­lo di Car­lo Dot­to:

“Si, la vita a vol­te è una mer­da. Ma pen­sa se tu non fos­si nata…
Ecco, quel­lo sareb­be sta­to mol­to peg­gio.
Ciao Chia­ra, anzi ciao Cipi.”
Zio Stix e quel­li del­l’E­di­co­la elba­na

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