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Aurora, 13 anni e un sogno che non passa: «Quando canto mi sento libera»

Dal­la dan­za ini­zia­ta a sei anni al can­to, fino alla bel­lis­si­ma espe­rien­za di Can­taEl­ba che l’ ha vista vin­ci­tri­ce per la sua cate­go­ria. Auro­ra, gio­va­nis­si­ma por­to­fer­ra­ie­se, col­ti­va fin da bam­bi­na il desi­de­rio di vive­re attra­ver­so la musi­ca, la reci­ta­zio­ne e il pal­co­sce­ni­co. Al suo fian­co la fami­glia e l’in­se­gnan­te Vale­ria Pired­du. Ci sono pas­sio­ni che nasco­no da bam­bi­ni e poi, con il pas­sa­re degli anni, sva­ni­sco­no. E ce ne sono altre che inve­ce cre­sco­no insie­me a noi, diven­tan­do sem­pre più for­ti. Per Auro­ra, 13 anni, nata a Por­to­fer­ra­io, il can­to e il mon­do del­lo spet­ta­co­lo appar­ten­go­no deci­sa­men­te alla secon­da cate­go­ria. Fin da pic­co­lis­si­ma ha mostra­to inte­res­se per tut­to ciò che riguar­da l’ar­te: can­to, dan­za e reci­ta­zio­ne. A sei anni ha ini­zia­to a dan­za­re, men­tre a otto è arri­va­to il can­to. Da allo­ra la musi­ca è diven­ta­ta qual­co­sa di mol­to più pro­fon­do di un sem­pli­ce pas­sa­tem­po. Una pas­sio­ne che Auro­ra rie­sce a spie­ga­re alla mam­ma con poche paro­le, ma capa­ci di rac­con­ta­re tut­to: «Mam­ma, io quan­do can­to mi sen­to libe­ra. Ne ho biso­gno». Un sogno col­ti­va­to fin da bam­bi­na. Sola­re, iro­ni­ca, ma anche mol­to testar­da e deter­mi­na­ta, Auro­ra ha sem­pre avu­to le idee piut­to­sto chia­re sul pro­prio futu­ro. Fin da quan­do era pic­co­la ripe­te alla fami­glia che un gior­no vor­reb­be diven­ta­re can­tan­te e attri­ce. Quel­lo che ini­zial­men­te pote­va sem­bra­re uno dei tan­ti sogni del­l’in­fan­zia, con gli anni non è affat­to scom­par­so. Anzi, è diven­ta­to sem­pre più pre­sen­te. Die­tro a que­sto per­cor­so c’è una fami­glia che ha scel­to di accom­pa­gnar­la e soste­ner­la, per­met­ten­do­le di espri­me­re ciò che sen­te di ave­re den­tro. Auro­ra è par­ti­co­lar­men­te gra­ta alla mam­ma, alla non­na e al papà, pun­ti di rife­ri­men­to impor­tan­ti in un cam­mi­no che richie­de tem­po, sacri­fi­ci e tan­ta deter­mi­na­zio­ne. Per­ché inse­gui­re un sogno a tre­di­ci anni signi­fi­ca anche impa­ra­re che il talen­to da solo non basta: ser­vo­no stu­dio, costan­za e la capa­ci­tà di rial­zar­si ogni vol­ta che qual­co­sa non va come spe­ra­to. L’in­con­tro con Vale­ria Pired­du e il per­cor­so ver­so Can­taEl­ba, Un ruo­lo impor­tan­te nel­la cre­sci­ta arti­sti­ca di Auro­ra lo ha avu­to anche la sua inse­gnan­te Vale­ria Pired­du, che ha sapu­to accom­pa­gnar­la tro­van­do il giu­sto equi­li­brio tra tec­ni­ca, amo­re per la musi­ca e dedi­zio­ne. Un rap­por­to che non si limi­ta all’in­se­gna­men­to del can­to, ma che ha aiu­ta­to Auro­ra a matu­ra­re arti­sti­ca­men­te e ad affron­ta­re nuo­ve espe­rien­ze con mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za. Tra que­ste è arri­va­ta anche Can­taEl­ba, una bel­lis­si­ma occa­sio­ne per con­fron­tar­si con il pal­co, con il pub­bli­co e con le emo­zio­ni che sol­tan­to un’e­si­bi­zio­ne dal vivo rie­sce a rega­la­re. Per una ragaz­za di tre­di­ci anni che sogna da sem­pre di can­ta­re e reci­ta­re, par­te­ci­pa­re a una mani­fe­sta­zio­ne del gene­re rap­pre­sen­ta mol­to più di una sem­pli­ce esi­bi­zio­ne: è un altro pic­co­lo tas­sel­lo di un viag­gio appe­na comin­cia­to. Ora il Liceo Clas­si­co, sen­za met­te­re da par­te i sogni. Per Auro­ra si avvi­ci­na intan­to un altro momen­to impor­tan­te. Il pros­si­mo anno ini­zie­rà il pri­mo anno di Liceo Clas­si­co, un nuo­vo capi­to­lo che affron­ta con entu­sia­smo. Ci saran­no lo stu­dio, gli impe­gni, i sacri­fi­ci e ine­vi­ta­bil­men­te qual­che gior­na­ta più com­pli­ca­ta. Ma con­ti­nue­ran­no ad esser­ci anche il can­to, la musi­ca e quel sogno che Auro­ra custo­di­sce da quan­do era bam­bi­na. A tre­di­ci anni nes­su­no può sape­re qua­le sarà la stra­da del futu­ro. E for­se è pro­prio que­sto il bel­lo. Auro­ra, però, una cosa sem­bra aver­la già capi­ta: quan­do tro­va la sua voce, tro­va anche la sua liber­tà. E allo­ra non resta che con­ti­nua­re a stu­dia­re, cre­sce­re, diver­tir­si e can­ta­re. Per­ché i sogni più bel­li non han­no biso­gno di esse­re inse­gui­ti di cor­sa. Han­no biso­gno di esse­re col­ti­va­ti, gior­no dopo gior­no, nota dopo nota.

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