Se ne andò troppo presto, nell’estate del 2004. Andrea Scagliotti, per tutti semplicemente “Juba”, non è però mai uscito dal campo. Il suo nome, il suo numero 7 e soprattutto il suo sogno continuano a vivere nelle nuove generazioni dell’Elba Rugby. Ci sono sportivi che vengono ricordati per una vittoria, una meta, una partita memorabile. E poi ci sono uomini che, quando il tempo passa, finiscono per diventare qualcosa di più grande del giocatore che sono stati. Andrea Scagliotti, “Juba”, appartiene a questa seconda categoria. Sono trascorsi ventidue anni da quel triste giorno d’estate del 2004 in cui Andrea se ne andò troppo presto, lasciando un vuoto enorme nella famiglia, negli amici e in quella grande famiglia sportiva che per lui era l’Elba Rugby. Eppure basta andare a San Giovanni per capire che Juba, in qualche modo, è ancora lì. Il campo porta il suo nome. Su quel terreno corrono bambini che forse Andrea non hanno neppure avuto la possibilità di conoscere. Stringono una palla ovale, cadono, si rialzano, corrono di nuovo, imparano a passare il pallone e ad aiutare il compagno. Ed è probabilmente questa l’eredità più bella che potesse lasciare Juba, il numero 7. Nel ricordo pubblicato dall’Elba Rugby, Andrea viene descritto attraverso parole che raccontano molto più di qualsiasi statistica: coraggio, lealtà, forza, abnegazione e altruismo. Fuori dal campo vengono ricordate invece la sincerità, la saggezza e soprattutto la sua disponibilità verso gli altri. Era il numero 7, quello disposto ad arrivare dove altri si sarebbero fermati un istante prima. Un rugbista nel significato più profondo del termine, capace di trasferire anche fuori dal terreno di gioco quei valori che il rugby pretende da chi lo pratica davvero. Ma dietro il giocatore c’era soprattutto Andrea, L’amico, Il compagno, Il fratello. Uno di quelli che, a distanza di tanti anni, continuano a tornare nei racconti e negli aneddoti di chi ha condiviso con loro un pezzo di strada. Un ricordo pubblicato nel 2021 racconta, ad esempio, Juba insieme all’amico e compagno Francesco Pilato durante una premiazione degli sportivi elbani nei primi anni Novanta. Piccoli episodi, risate, fotografie della vita quotidiana che restituiscono forse meglio di qualsiasi cronaca sportiva la dimensione umana di Andrea. Quel sogno nato prima dell’ultimo saluto. C’è però un particolare della storia di Juba che rende tutto ciò che è accaduto dopo ancora più emozionante. Andrea aveva un sogno: vedere il campo dell’Elba Rugby pieno di bambini con una palla ovale fra le mani. E pochi giorni prima della sua scomparsa, insieme ad alcuni amici, aveva iniziato concretamente a immaginare e progettare un torneo di minirugby da disputare all’Isola d’Elba. Il destino non gli concesse il tempo di vederlo realizzato. Furono allora gli amici e i familiari, qualche mese dopo la sua morte, a raccogliere quell’idea. Nacque il Trofeo Pesciolino Memorial Andrea Scagliotti “Juba”. Non semplicemente una competizione sportiva, ma un modo per continuare ciò che Andrea aveva iniziato. Anno dopo anno quel piccolo sogno è cresciuto. Nel 2017 l’Elba Rugby raccontava di una manifestazione ormai conosciuta e attesa a livello nazionale, con il campo di San Giovanni invaso da giocatori, allenatori e accompagnatori. E nel maggio del 2026 il Trofeo Pesciolino ha raggiunto un traguardo straordinario: la ventesima edizione. Vent’anni di bambini, famiglie, allenatori, volontari, mete, placcaggi, sorrisi e terzi tempi. Vent’anni nel nome di Juba. Un nome diventato un campo. Anche il campo di San Giovanni porta oggi il nome di Andrea Scagliotti e non è soltanto un’intitolazione, Perché proprio su quel prato continua a succedere ciò che Andrea desiderava. Le nuove generazioni dell’Elba Rugby si allenano, imparano e crescono nel luogo che porta il suo nome. Negli anni il campo Andrea Scagliotti ha ospitato tornei, allenamenti e appuntamenti importanti del rugby elbano, diventando uno dei punti di riferimento della società. È difficile immaginare un monumento più adatto a un rugbista. Non qualcosa di immobile, ma un campo vivo. Con l’erba calpestata, le urla dalla panchina, il rumore dei tacchetti, i bambini che rincorrono un pallone dalla forma strana e qualcuno che insegna loro che nel rugby da soli si arriva poco lontano. Ventidue anni dopo, Juba è ancora lì Forse il significato più profondo della storia di Andrea Scagliotti è proprio questo. Un uomo se ne può andare. Quello che ha seminato, invece, può continuare a crescere. Juba non ha potuto vedere quel torneo che aveva cominciato a immaginare. Non ha potuto vedere il Trofeo Pesciolino diventare grande. Non ha visto tutte quelle generazioni di piccoli rugbisti arrivare all’Elba, né il suo campo riempirsi anno dopo anno. Ma tutto questo esiste anche perché, un giorno, lui lo aveva sognato. Ed è per questo che ricordare Andrea Scagliotti, ventidue anni dopo, non significa soltanto voltarsi verso il 2004. Guardare un bambino con una maglia dell’Elba Rugby che prende il pallone, corre, cade e si rialza. Perché forse Juba avrebbe voluto essere ricordato proprio così. Non con il silenzio. Ma con il rumore dei tacchetti sull’erba, una palla ovale che passa di mano in mano e un altro ragazzo pronto a correre verso la meta. Purtroppo le nostre telecamere non erano ancora pronte per riprenderti ma ogni tanto ora andiamo a mandare in diretta qualche partita e ti garantisco che nessuno si è dimenticato di Juba e nemmeno a farlo apposta, oggi mentre cercavo notizie su di te sono incappato in un video del figliolo di Tommaso Ferrini che con una piccola palla ovale correva sul “tuo” campo… a lui gli ho scritto: ” sai come ti spiscietti” e io non conoscendoti bene mi sono commosso a vedere queste immagini…proprio oggi il destino, mentre cercavo notizie su di te, mi ha fatto vedere questo video.. Ciao Juba. Il tuo sogno continua a giocare.
Zio Stix









