Dietro le immagini da cartolina emerge una realtà più complessa: presenze in calo, stagione sempre più corta, affitti pesanti e visitatori costretti a controllare ogni euro. Continuare a dire che va tutto bene potrebbe diventare il problema più grave. C’è qualcuno che si sta rendendo conto di ciò che sta realmente accadendo all’Isola d’Elba nell’estate 2026? Al di là delle fotografie patinate, dei comunicati promozionali, degli influencer e dei soldi investiti per raccontare un’isola da sogno, esiste una realtà che meriterebbe di essere osservata senza filtri. Le giornate di sole e la bellezza del territorio non si discutono. L’Elba continua a essere una delle mete turistiche più conosciute e desiderate, ma questo non significa che tutto stia andando bene. La sensazione, condivisa da numerosi operatori e residenti, è che le presenze stiano diminuendo e che la stagione turistica si stia accorciando sempre di più. Il rischio concreto è quello di concentrare quasi tutto il lavoro in appena tre mesi, lasciando imprese, commercianti e lavoratori alle prese con un periodo sempre più breve nel quale produrre il reddito necessario per affrontare l’intero anno. Prezzi e affitti sempre più difficili da sostenere. A preoccupare è anche l’aumento generale del costo della vita. I prezzi dei prodotti alimentari cambiano continuamente e, soprattutto durante l’alta stagione, sembrano talvolta seguire dinamiche difficili da comprendere per chi vive stabilmente sull’isola. Anche gli affitti sono diventati sempre più pesanti. Lo sono per le famiglie elbane alla ricerca di un’abitazione, ma anche per i lavoratori stagionali che devono trovare un alloggio per alcuni mesi e riuscire a sostenerne il costo. Senza case disponibili a prezzi accessibili diventa sempre più complicato trovare personale. E senza lavoratori non è possibile garantire servizi adeguati a chi sceglie l’Elba per trascorrere le proprie vacanze. È un circolo vizioso che rischia di danneggiare l’intero sistema turistico. I turisti chiedono sconti e rinunciano a qualcosa. Poi ci sono loro: i turisti. Li osserviamo nei ristoranti, nei supermercati e nei negozi. Sempre più spesso cercano di risparmiare, dividono le portate, riducono gli acquisti, rinunciano a qualche servizio e chiedono uno “sconto”. Non è una colpa e non deve essere interpretato come un comportamento da condannare. È un segnale. È il segnale di una capacità di spesa che si è ridotta e di una vacanza che, per molte famiglie, non può più essere quella di qualche anno fa. Si continua a venire all’Elba, ma cercando di spendere il meno possibile e magari riducendo i giorni di permanenza. Questo dovrebbe far riflettere soprattutto chi vive di turismo. Continuare a raccontarci che va tutto bene rischia infatti di essere molto più pericoloso che ammettere l’esistenza di un problema. L’Elba è lo specchio di un’Italia in difficoltà. L’Isola d’Elba non è fuori dal mondo. È lo specchio, forse ancora più evidente per la sua forte dipendenza dal turismo, di un’Italia nella quale il costo della vita è aumentato mentre gli stipendi non sono cresciuti allo stesso ritmo. Le famiglie hanno sempre meno margine per permettersi una vacanza, una cena al ristorante o qualche giorno in più lontano da casa. Mentre il Governo continua a difendere la narrazione di un Paese che cresce, nel quale aumenta l’occupazione e le aziende fatturano, le opposizioni sembrano spesso incapaci di trasformare il disagio quotidiano delle persone in una proposta politica concreta e credibile. Troppo spazio viene ancora occupato dagli attacchi personali, dalle polemiche giornaliere e dalle battaglie costruite contro il singolo avversario. Nel frattempo, però, la gente fa i conti. Li fa il turista prima di prenotare. Li fa il ristoratore quando deve stabilire i prezzi del proprio menù. Li fa il commerciante davanti a un’estate che non è più quella di una volta. Li fa il lavoratore stagionale quando deve trovare e pagare una casa. Li fanno ogni giorno le famiglie elbane. Quale turismo vogliamo costruire? Forse è arrivato il momento di smettere di chiederci soltanto quanti turisti siano arrivati e iniziare a domandarci quale tipo di turismo stiamo costruendo e quanto questo modello possa essere ancora sostenibile. Non bastano il numero degli sbarchi o le fotografie delle spiagge affollate nelle settimane centrali di agosto. Bisogna capire quanto si fermano i visitatori, quanto possono spendere, quali servizi trovano e quale esperienza portano a casa. Occorre anche domandarsi se chi lavora sull’isola riesca ancora a vivere dignitosamente e se le famiglie elbane possano permettersi di continuare ad abitare nei propri paesi. Un’isola sempre più costosa, con una stagione sempre più corta e visitatori costretti a controllare ogni euro, prima o poi dovrà affrontare una domanda semplice ma scomoda: l’Elba sta diventando troppo cara per i turisti e persino per chi ci vive? Se la risposta è sì, o anche soltanto “forse”, è necessario parlarne subito. Non quando sarà troppo tardi.










Marina di Campo 7/8 San Gaetano, una bottiglietta d’acqua da 500 ml = 3euro
Solo una parola
LADRI
Buongiorno lasciando stare la parte politica dell’articolo ( non elbana ma nazionale) , il problema non sono i costi ma cosa offriamo a quel costo , iniziamo dal primo impatto l’arrivo a piombino con navi decedute ( per non essere troppo duro ), per passare alle strade , al servizio publico dei trasporti, Aeroporto e così via .
Un altro errore da non fare non prendiamocela con albergatoti o ristoratori ed altri della categoria lì la selezione é automatica il cliente sceglie prezzo e tipo di struttura perciò deve essere consapevole della propria scelta.
Un saluto a tutti.
Sono figlio di un Elbano emigrato in Nord Italia a metà degli anni ’50.
Venire all’Elba è diventato sempre più un costo fuori controllo. Per il traghetto, ma non solo.
Avevo salutato la nascita di BluNavy augurandomi una sana concorrenza ed adesso invece ha sottoscritto un accordo di cartello con il suo concorrente (Moby), adeguandosi a prezzi fuori controllo.
Costi di traghetto a parte, parlerò limitatamente per Marciana Marina, nella quale passo una parte dell’estate dal lontano 1990.
Il degrado progressivo lo vedo ormai da tempo, da un anno con l’altro.
Diagnosi (superficiale, ma condivisa da molti):
si è puntato in maniera scellerata ed autodistruttiva sul porto turistico e sperando in un indotto (ristorazione e negozi) che non poteva essere l’unico canale di sviluppo, avvilendo tutto il resto.
Il lungo mare è diventato un filare di mangiatoie “fighette”, dalle quali una fetta importante di persone sta alla larga, non potendo permettersi di pagare in 4 tra 180 e 300 euro, uscendo dal posto ancora con la fame per le porzioni indegne.
Una sola spiaggia non grande e la vergogna della spiaggia del “Moletto” che affaccia nel bacino del Porto, oltre ad una spiaggetta in sabbia dentro il Porto dove c’è un divieto di balneazione ignorato con la complicità di chi dovrebbe controllare e sanzionare.
Per non parlare di un progetto (criminale, a giudizio di molti .….) di allargamento del Porto mai definitivamente messo da parte
Una Libreria, promotrice culturale e tri pochi punti di aggregazione chiusa negli ultimi 2 anni
Molti negozi sul lungomare chiusi: vendevano spesso o fuffa oppure articoli ritrovabili on line a prezzi pari alla metà.
Nel paese 1 solo fruttivendolo, 2 fornai rimasti, 1 macelleria (forse sarebbe meglio chiamarla gioielleria.…), niente salumerie, pescherie, mercerie, cartolai ecc.
Io i questo paese non faccio più acquisti: la spesa per le nostre vacanze la facciamo altrove, a prezzi più abbordabili.
La colazione al bar è diventata non più avvicinabile.
Gli eventi culturali, a parte qualche baracconata musicale caciarona totalmente assenti. Il Festival di musica classica “Elba Isola Musicale d’Europa” che sta alla larga dal Paese per evitare flop di pubblico.
Altri eventi abortiti negli anni passati per scarsa attività di comunicazione.
Ed infine, se posso dire e con un giudizio personalissimo, una certa antipatia da parte di molti commercianti che non invita ad entrare.….
Credo che siano gli ultimi anni che vengo da queste parti: i motivi “di sangue” (i vecchi zii) non ci sono più e il mondo è grande.
Grazie, ma è ora di un sano cambiamento. .…..
Adieu, Isola “cara”.…..