Riceviamo e pubblichiamo una riflessione in risposta alla lettera firmata da Donato Creti e apparsa su Elbareport con il titolo “A Marciana Marina il riposo è in deroga?”.
Premettiamo una cosa: il diritto al riposo esiste e le regole sul rumore devono essere rispettate. Se un locale supera i limiti autorizzati, è giusto segnalarlo agli organi competenti e chiedere una verifica. Ma da qui a trasformare una notte poco tranquilla in un processo alla movida, ai giovani, ai locali e all’intera Marciana Marina ce ne corre parecchio.
La lettera racconta una singola esperienza personale: un appartamento preso in affitto a pochi metri da alcuni locali nel pieno del mese di agosto. Una posizione certamente comoda per vivere il centro, ma prevedibilmente esposta ai rumori della stagione turistica. Chi sceglie una casa nel cuore della vita notturna non può aspettarsi il silenzio di un casolare isolato.
La musica sarebbe terminata alle 2:06. Una precisione quasi da verbale, ma senza indicare il locale, senza sapere se esistesse una deroga e senza riportare una misurazione fonometrica. Si invocano regolamenti e articoli di legge, ma prima di pronunciare una sentenza sarebbe necessario verificare autorizzazioni, limiti e circostanze concrete. Un orologio certifica l’ora, non il superamento dei decibel consentiti.
Ancora meno condivisibili sono le allusioni alla vendita di alcolici ai minorenni e a non meglio precisate “note resinose”. Lo stesso autore ammette di non possedere prove. E allora perché inserire simili insinuazioni? Chiedere controlli è legittimo; lasciare intendere che intorno ai locali si somministrino alcolici ai minori o si consumino sostanze, senza elementi concreti, è tutt’altra cosa.
Vengono contestati perfino i rumori provocati dalle bottiglie gettate nei contenitori alla fine del servizio. Anche in questo caso serve equilibrio: i locali devono rispettare gli orari e limitare il disturbo, ma i lavoratori devono anche pulire e sistemare gli esercizi dopo una serata trascorsa a servire centinaia di persone. Quella che per qualcuno è una vacanza, per camerieri, baristi, ristoratori e addetti alle pulizie è una dura giornata di lavoro.
Il problema più grande della lettera, però, è il modo in cui viene descritta la vita estiva dell’isola: ragazzi che ridono, motorini che partono, persone che passeggiano e locali pieni sembrano diventare elementi di un unico grande fastidio.
Noi non vogliamo un’Isola d’Elba trasformata in un dormitorio.
Per troppo tempo abbiamo sentito ripetere che l’Elba non offre abbastanza divertimento, che i giovani non hanno niente da fare e che la sera i paesi sono spenti. Poi, quando finalmente una località è viva, arrivano le proteste perché la gente parla, ride, ascolta musica e rimane fuori fino a tardi.
Bisogna decidersi: vogliamo un’isola viva, capace di attirare giovani e famiglie, oppure paesi silenziosi dopo le undici, con le attività costrette a chiudere e i ragazzi invitati ad andare altrove?
Marciana Marina, come tutti i paesi turistici elbani, deve trovare un equilibrio tra divertimento e riposo. I locali devono rispettare le autorizzazioni, i clienti devono comportarsi civilmente e chi controlla deve intervenire quando esistono violazioni reali. Ma equilibrio significa riconoscere anche il diritto delle imprese a lavorare, dei giovani a divertirsi e di un paese turistico a essere vivo durante le poche settimane decisive della stagione.
Non accettiamo lezioni da chi arriva sull’isola in pieno agosto, sceglie di soggiornare a pochi metri dai locali e pretende di stabilire come debbano vivere i paesi elbani. L’Elba accoglie tutti, ma essere ospiti non significa poter dettare legge né chiedere che un’intera comunità cambi abitudini in funzione della propria camera da letto.
Se si desidera una tranquillità assoluta, l’Elba offre campagne, colline, piccoli borghi e zone lontane dalla movida. Scegliere il centro di Marciana Marina in agosto e poi indignarsi perché il centro è animato appare quantomeno contraddittorio.
Le regole vanno rispettate, certamente. Gli abusi, se accertati, devono essere sanzionati. Ma basta dipingere ogni serata estiva come un’emergenza di ordine pubblico e ogni gruppo di ragazzi come una minaccia alla quiete.
Siamo stanchi di chi vorrebbe un’Elba costruita esclusivamente intorno alle proprie esigenze. Siamo stanchi di chi pretende servizi, locali e divertimento, purché siano lontani dalla propria finestra. E siamo stanchi di vedere criminalizzata quella vitalità che tante altre località turistiche riescono invece a trasformare in lavoro, attrazione e futuro.
L’Isola d’Elba deve tornare a essere viva. Viva davvero.
Il mare si viene anche ad ascoltare, come scrive l’autore. Ma in agosto, nel centro di un paese turistico, insieme alle onde può capitare di ascoltare musica, risate e il rumore della vita.
Chi sceglie “lo scoglio” dovrebbe conoscerlo, rispettarlo e accettarlo. Non pretendere di spegnerlo.
Duilio Vaccarelli










92 minuti di applausi ininterrotti