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Rinnovato l’accordo scientifico con l’Università di Firenze per monitorare la vegetazione delle isole minori dell’Arcipelago Toscano

Rin­no­va­to l’accordo scien­ti­fi­co con l’Università di Firen­ze per moni­to­ra­re la vege­ta­zio­ne del­le iso­le mino­ri dell’Arcipelago Tosca­no
Il Par­co Nazio­na­le Arci­pe­la­go Tosca­no ha fir­ma­to il rin­no­vo del­la con­ven­zio­ne scien­ti­fi­ca con il Dipar­ti­men­to di Bio­lo­gia dell’Università degli Stu­di di Firen­ze per pro­se­gui­re e raf­for­za­re il pro­gram­ma di moni­to­rag­gio del­la vege­ta­zio­ne nel­le iso­le dell’arcipelago. Uno stu­dio quin­quen­na­le su Capra­ia, Giglio, Gian­nu­tri e Mon­te­cri­sto per appro­fon­di­re la cono­scen­za degli eco­si­ste­mi vege­ta­li e sup­por­ta­re la gestio­ne del­la bio­di­ver­si­tà.
Il pro­gram­ma mira ad ana­liz­za­re l’evoluzione del­la vege­ta­zio­ne e lo sta­to di con­ser­va­zio­ne degli habi­tat di inte­res­se comu­ni­ta­rio, valu­ta­re gli impat­ti del­le spe­cie fau­ni­sti­che sul­la vege­ta­zio­ne e veri­fi­ca­re l’efficacia degli inter­ven­ti di ripri­sti­no ambien­ta­le già rea­liz­za­ti, garan­ten­do al tem­po stes­so la con­ti­nui­tà del­le serie di dati rac­col­te negli anni pre­ce­den­ti.
I risul­ta­ti del­la pre­ce­den­te col­la­bo­ra­zio­ne
La nuo­va con­ven­zio­ne si inse­ri­sce nel sol­co del­la col­la­bo­ra­zio­ne avvia­ta negli anni scor­si tra il Par­co e l’Università di Firen­ze, che ha pro­dot­to risul­ta­ti signi­fi­ca­ti­vi nel moni­to­rag­gio e nel recu­pe­ro degli eco­si­ste­mi vege­ta­li del­le iso­le.
All’Isola di Gian­nu­tri, ad esem­pio, gli inter­ven­ti di era­di­ca­zio­ne del­la pian­ta alie­na inva­si­va Car­po­bro­tus han­no por­ta­to a una dra­sti­ca ridu­zio­ne del­la spe­cie nei siti moni­to­ra­ti e favo­ri­to la rina­tu­ra­liz­za­zio­ne del­le aree costie­re, con un pro­gres­si­vo aumen­to del­la diver­si­tà del­le spe­cie vege­ta­li nati­ve. Nell’ambito del­le atti­vi­tà di restau­ro sono sta­te inol­tre mes­se a dimo­ra cir­ca 250–300 pian­te autoc­to­ne – tra cui gine­pro, mir­to e len­ti­sco – col­ti­va­te a par­ti­re da semi rac­col­ti sull’isola e alle­va­ti pres­so l’Orto Bota­ni­co di Firen­ze.
Sull’Isola di Pia­no­sa il moni­to­rag­gio degli habi­tat aper­ti ha mostra­to come gli inter­ven­ti di sfal­cio favo­ri­sca­no l’ingresso di nuo­ve spe­cie vege­ta­li e con­tri­bui­sca­no al recu­pe­ro del­le pra­te­rie medi­ter­ra­nee ricon­du­ci­bi­li all’habitat prio­ri­ta­rio di pseu­do-step­pa.
Sull’Isola di Mon­te­cri­sto le atti­vi­tà di ricer­ca han­no con­fer­ma­to l’efficacia dei recin­ti di esclu­sio­ne per limi­ta­re l’impatto del­le capre sul­la vege­ta­zio­ne: all’interno del­le aree pro­tet­te i dan­ni risul­ta­no signi­fi­ca­ti­va­men­te infe­rio­ri rispet­to alle zone ester­ne. Paral­le­la­men­te è sta­to pos­si­bi­le cen­si­re e moni­to­ra­re diver­si siti di habi­tat prio­ri­ta­ri lega­ti agli sta­gni tem­po­ra­nei medi­ter­ra­nei, con la pre­sen­za di spe­cie rare e carat­te­ri­sti­che.
All’Isola di Capra­ia è sta­to inve­ce docu­men­ta­to l’impatto del muflo­ne sul­la vege­ta­zio­ne natu­ra­le, con un’elevata per­cen­tua­le di bru­ca­tu­ra soprat­tut­to sui gio­va­ni esem­pla­ri di lec­cio, evi­den­zian­do la neces­si­tà di misu­re di tute­la per garan­ti­re la rin­no­va­zio­ne fore­sta­le.
Nel com­ples­so, i risul­ta­ti evi­den­zia­no come gli inter­ven­ti di gestio­ne e restau­ro ambien­ta­le stia­no pro­du­cen­do effet­ti posi­ti­vi, ma con­fer­ma­no anche l’importanza di pro­se­gui­re il moni­to­rag­gio nel lun­go perio­do per con­so­li­da­re i pro­ces­si di rina­tu­ra­liz­za­zio­ne e pro­teg­ge­re gli habi­tat più vul­ne­ra­bi­li.
Gli obiet­ti­vi del­la nuo­va con­ven­zio­ne
La nuo­va col­la­bo­ra­zio­ne scien­ti­fi­ca 2026–2030 si con­cen­tre­rà su quat­tro iso­le prin­ci­pa­li – Capra­ia, Giglio, Gian­nu­tri e Mon­te­cri­sto – con atti­vi­tà spe­ci­fi­che mira­te alle esi­gen­ze di cia­scun ter­ri­to­rio.
All’Isola di Capra­ia il pro­get­to pre­ve­de il sup­por­to scien­ti­fi­co alla gestio­ne del viva­io di spe­cie vege­ta­li di inte­res­se con­ser­va­zio­ni­sti­co e il moni­to­rag­gio dell’impatto del muflo­ne sul­la rin­no­va­zio­ne del­la vege­ta­zio­ne arbo­rea e arbu­sti­va.
Sull’Isola del Giglio le atti­vi­tà si inse­ri­sco­no nel pia­no After-Life del pro­get­to LETSGO GIGLIO e riguar­de­ran­no il moni­to­rag­gio del­la vege­ta­zio­ne dopo l’eradicazione del muflo­ne, lo stu­dio del­la ricon­ver­sio­ne del­le pine­te arti­fi­cia­li ver­so boschi di lec­cio, il con­trol­lo del­la rico­lo­niz­za­zio­ne da par­te del Car­po­bro­tus lun­go le coste e inter­ven­ti di semi­na di ghian­de per favo­ri­re la rin­no­va­zio­ne fore­sta­le.
All’Isola di Gian­nu­tri pro­se­gui­ran­no le atti­vi­tà di gestio­ne del­le spe­cie alie­ne, con spe­ri­men­ta­zio­ni di rimo­zio­ne del­la spe­cie inva­si­va Kalan­choë × houghto­nii, e il moni­to­rag­gio degli inter­ven­ti di restau­ro del­la vege­ta­zio­ne nati­va già avvia­ti negli anni pre­ce­den­ti.
Sull’Isola di Mon­te­cri­sto il pro­gram­ma di ricer­ca pre­ve­de la veri­fi­ca dell’attecchimento del­le pian­tu­ma­zio­ni di lec­cio rea­liz­za­te negli ulti­mi anni e il con­trol­lo dell’eventuale ricac­cio dell’ailanto, oltre al moni­to­rag­gio con­ti­nuo dell’impatto del­le capre sul­la vege­ta­zio­ne attra­ver­so tran­set­ti per­ma­nen­ti all’interno e all’esterno dei recin­ti di esclu­sio­ne.
La col­la­bo­ra­zio­ne inclu­de­rà anche momen­ti for­ma­ti­vi rivol­ti agli ope­ra­to­ri che lavo­ra­no nel­le aree pro­tet­te, come Cara­bi­nie­ri fore­sta­li e gui­de del Par­co, con semi­na­ri dedi­ca­ti ai temi del­la con­ser­va­zio­ne del­la vege­ta­zio­ne medi­ter­ra­nea.
“Que­sta col­la­bo­ra­zio­ne con il Dipar­ti­men­to di Bio­lo­gia dell’Università di Firen­ze rap­pre­sen­ta un impor­tan­te inve­sti­men­to nel­la cono­scen­za scien­ti­fi­ca del nostro ter­ri­to­rio”, sot­to­li­nea il Com­mis­sa­rio Straor­di­na­rio del Par­co Mat­teo Arcen­ni. “Il moni­to­rag­gio del­la vege­ta­zio­ne è fon­da­men­ta­le per com­pren­de­re l’evoluzione degli eco­si­ste­mi del­le nostre iso­le e per orien­ta­re in modo sem­pre più effi­ca­ce le azio­ni di con­ser­va­zio­ne e gestio­ne del­la bio­di­ver­si­tà”.

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