Un piccolo omaggio agli amici del Barlume, una serie “seria” che dal 2013 ha contribuito a far conoscere ancora di più il nostro territorio con costanza (una rarità) e simpatia e che ha permesso a noi di sbirciare il dietro le quinte del cinema, il famigerato backstage.
Osservare da vicino lo sviluppo delle storie dalla stesura scritta al video, il mondo che ci sta dietro, i professionisti, le maestranze e i protagonisti non solo nella forma attoriale, ma anche in quella umana, è stato uno spasso.
Non lo so come sono gli altri set, se si respira la stessa aria, boh, loro sono fantastici a tutti livelli, una soluzione di commedia in giallo intelligente, ironica e sguaiata il giusto con degli attori straordinari e dalle provenienze artistiche differenti.
Sono sincero, alla prima puntata ero titubante, penso sia normale per chi aveva scoperto prima i romanzi di Malvaldi, i personaggi ormai li avevo delineati nella mente e alcuni già associati al volto di qualche attore papabile per quel il ruolo.
Il Viviani non lo vedevo in Timi rispetto a quello narrato, però mi sono affezionato alla sua interpretazione, la Fusco nei libri è un uomo, meglio la Mascino nella serie televisiva, Pasquali e Tassone esistono solo in video. La Tizzi è sposata con Marchino e Viviani è felicemente accompagnato al vicequestore Alice Martelli con cui ha una figlia, Matilde. Ampelio non è morto, è il nonno del Viviani e ha una moglie che cucina assai bene.
I più attinenti ai romanzi mi parevano proprio i vecchini e il grande Monni, il più centrato di tutti.
Insomma, il Barlume televisivo è il fratello più giovane di quello letterario, nato poco dopo dallo stesso padre o madre poco importa, appena cresciuto ha preso la sua strada, come è giusto che sia tra fratelli, facendo esperienze comuni con ricordi diversi e mantenendo lo stesso spirito ironico e dissacrante, fedele alle origini familiari.
Poi ho avuto la fortuna di fare due piccole parti, giusto due parole, e sono state tra le esperienze più divertenti e piacevoli che abbia mai fatto, così ho immaginato una sottotrama (Subplot) della prima comparsa, quella dell’operaio Marucci, presente nella puntata di “Ritorno a Pineta”, e un’altra nell’episodio “Il matrimonio di Pasquali”… e mi è sorto un dubbio, che l’ottico sia sempre il Marucci?
Poche righe su cosa potesse essergli accaduto dopo aver incrociato per la prima volta “quelli del Barlume”, perchè “quelli” e ti scombussolano l’esistenza.
Del resto il cinema racconta storie, vite, non lo può fare per tutti, prima ci sono i protagonisti, allora perché non provare con i personaggi ai margini, quei piccoli coristi che fanno parte per un secondo dello stesso brano.
“Il breve Subplot del Marucci”
Il fu l’operaio Marucci. È sì, ero l’operaio Marucci, anzi il tuttofare Marucci, l’uomo di fiducia del Commendatore Greco, anche se commendatore non era, però se lo chiamavi così da sotto quello sguardo sornione sbrodolava di piacere. La figura da commendatore l’aveva, lo interpretava quel ruolo, ambizioso, anche troppo, scaltro, non abbastanza, come si è dimostrato. Insieme al fratello avevano uno dei più importanti cementifici toscani, fondato dai genitori nel 1966; “dove c’è il cemento, ci sono i soldi” si dice.
Oltre alle case il cemento costruisce la fortuna, quella economica, certo più per loro, ma non mi importava, stavo bene, pagato altrettanto, correvo da una parte all’altra, controllavo carichi e scarichi, piena autonomia nelle mansioni e qualche extra che dava sprint alla busta paga di fine mese.
Contratto a tempo indeterminato dai fratelli Greco dopo nemmeno un anno di prova, mi ero fatto subito benvolere e figurati se la banca non mi concesse un mutuo con tanto di telefonata del commendatore.
“Mi raccomando direttore fate un buon tasso fisso al Marucci, è un mio uomo di fiducia”, “Di sicuro commendatore, lo consideri fatto”.
Dopo il fattaccio, quindi l’indagine della Fusco e soci e se lo ingabbiano. Che alla fine l’hanno sgamato grazie a quella firma che fece sulla bolla, galeotta fu la penna e boia fui io. Un sincronismo perfetto il mio ingresso in ufficio, quasi da film, con la Fusco a cui non sfuggì nulla, un particolare che pareva irrisorio.
Quel dettaglio lei lo catturò e lo mise in un cassetto del cervello e al momento giusto uscì fuori complice il confronto con Viviani.
Avrebbero dovuto ringraziarmi, un premio tipo quello dei gratta e vinci, un Turista per sempre, che si trasformò in un disoccupato e speravo per poco.
Il cementificio chiuse e nessun erede a rilevare la gestione.
Una volta partiti con l’arresto per omicidio è arrivata a coda la Finanza ed è uscito di tutto e di più: sequestro dell’area e dei mezzi, blocco dei conti correnti con gli avvoltoi appollaiati e tranquilli di rilevare quel che restava dell’azienda a procedimento finito e praticamente a gratis. E noi operai? A casa. Non vi dico i primi giorni, incredulità e sconforto. Incredulità perché che il Greco fosse un furbacchione oltre la legge lo si era capito, non fino a quel punto, ammazzare il fratello e il Mancini era inimmaginabile.
Sconforto, bloccati gli stipendi e la futura liquidazione con cosa paghi il mutuo, la rata della macchina e il resto?
Sei alla sopravvivenza con la banca che non aspetta, “Quando pensa di pagare la rata scaduta? “, dopo appena tre giorni dalla scadenza mensile, “Vista la situazione crede di poterlo onorare o dobbiamo già pensare di agire per un recupero del credito? Ha qualcuno in famiglia che la possa aiutare?, per il direttore ero già sepolto da vivo.
Il panico proprio e bada che è brutto, perché il panico quando è quotidiano ti risucchia, ti asciuga, diventi senza liquidi, secco come una foglia che d’inverno cade da un albero.
Lenta, sembra che danzi cullata dal vento, invece precipita.
Precipita con l’agonia del tempo che impiega per toccare terra.
Non si spiaccica mica come un corpo che cade, quando almeno tutto finisce in pochi secondi.
No, la foglia si adagia piano al suolo, così da essere calpestata più volte da piedi troppi grandi.
Un’angoscia che si protrae.
Perdenti senza aver giocato.
L’unica era reagire e d’istinto, alcuni colleghi raccattarono un posto nelle ditte edili che si fornivano da noi, giusto pochi mesi, dato che eravamo a ridosso della stagione turistica e i cantieri chiudevano, altri l’hanno sfangata come manutentori in alberghi e residence.
Ossigeno, che ti permetteva di non rimuginare e non entrare nel circolo vizioso della paranoia e degli effetti collaterali ad essa correlati.
E io? Il Marucci, mica semplice, stavo già agli effetti collaterali, del resto ero l’uomo di fiducia di quell’assassino del Greco e il dubbio si insinuava viscido nelle persone.
Ricordo al Barlume i commenti di quei vecchiacci dalla lingua biforcuta tra una partita a scopa e un birrino, “vuoi dire che il Marucci non sapesse nulla?”, “De, sicuro… e gli faceva pure la spesa al Greco e delle volte pure l’autista”, “Ovvia e vedrai come pensi se la sia comprata il Marucci la casa e la macchina nuova”, “Capace gli ha dato pure una mano a far fuori quei due e c’ha i soldi imbiattati in Svizzera”.
Le ho comprate con i prestiti maledette serpi pensionate, avrei voluto rispondere, mentre prendevo giusto il caffè che mi potevo permettere, altro che Svizzera, perché anche se ero nella merda fino al collo e senza un centesimo da parte una capitata al Barlume ce la facevo incastrare.
Era un appiglio alla normalità, a quello che ero stato e che di fatto come uomo ero ancora.
Mi vergognavo come un ladro senza aver rubato, anche se generalmente i ladri non si vergognano, ero a pezzi, mi stava crollando il mondo intorno, i soldi da mia mamma pensionata non li volevo, con la minima che poteva fare povera donna, era andata in banca per una cessione del quinto e l’avevo bloccata giusto in tempo.
Il cervello era in pappa pure nel cercare il lavoro, un’età bastarda la mia, vecchio per fare l’aiuto bagnino, nessuna esperienza in bar e ristoranti, la stagione era appena iniziata ed ero rimasto l’ultimo dei dipendenti del cementificio senza lavoro, questo non aiutava la mia psiche già provata.
Ero davvero sul ciglio di un bel precipizio… poi la svolta.
La svolta accade involontariamente grazie a uno dei vecchi colleghi del cementificio, il Bizzai, che aveva trovato lavoro da manutentore e tutto fare all’hotel Rosa dei Venti di proprietà della famiglia Brugnini, una delle più influenti della zona con affari in vari settori.
Tornavamo dal Barlume dove mi offrì un drink preparato da Marchino e servito dalla Tizzi e attratti più da un bel culo che stava sostando davanti alla vetrina del negozio “L’Angolo Ottico”, che dagli occhiali esposti, vediamo il vecchio Gasperni in persona appendere un cartello con su scritto, “Cercasi urgentemente commesso o commessa SERIO/A per la stagione… poi si vedrà”.
Il Bizzai colse la mia sorpresa, “Che non lo sai?”.
“Cosa? Di quella del culo? Non la conosco”
“Noo! So una sega chi sia, sarà una turista, intendevo Del Fregoli”
Il Fregoli era il commesso storico del negozio e uomo di fiducia del Gasperini, tipo io con il Greco, solo che in cementificio ci stavo da 8 anni e l’altro ci lavorava dal 1985.
Ero un cliente assiduo fin da ragazzo, avevo la passione per gli occhiali e prima del licenziamento ci spendevo dei bei soldini e il commesso era diventato un punto di riferimento, quanto lo fosse il vecchio titolare, lavoravano in simbiosi.
“Che è successo al Fregoli, sta male?”
“Boia! Sta bene, è scappato con la brasiliana che lavorava al ristorante il Tramaglio, Da Silva Maria… lo sanno tutti”
“Il Fregoli?”, ero ancora più basito, un uomo mite, gentile, ossequioso, lavoro e casa, non aveva famiglia, viveva con la mamma fino a due anni prima, prima che morisse.
Lui e il Gasperini erano due zitelloni, parevano zio e nipote e qualche male lingua sosteneva ci fosse del tenero tra i due.
“Ma dove vivi?”, mi stuzzica il Bizzai.
“Vivo qui, ma con il periodo di merda che attraverso e penso ai cazzi miei, mica a quelli degli altri. Ho capito chi è lei, una bella donna su con l’età con ancora tutto al punto giusto, per uno come il Fregoli è Miss Universo e ci credo sia scappato, ha fatto bene, almeno inizia a vivere in vecchia e con una bella topa”
“Ma non sai davvero nulla allora?, ora era lui ad essere sorpreso.
“C’è dell’altro?”
“Porca Miseria, la cenciata non sarebbe nulla. Il Fregoli è fuggito con l’incasso di una settimana che non ha mai versato”, poi si fa guardingo, controlla che nessuno possa sentire, si avvicina al mio orecchio, “ma c’è molto di più, so tutto, mi raccomando che resti tra noi, non lo dire a nessuno”.
“O a chi voi che lo dica con i casini che ho e penso a loro”, bisbiglio.
“Insomma… ieri a chiusura del bar dell’hotel ero rimasto a sistemare due pannelli di cartongesso e a pochi metri c’erano ancora il mio titolare, il Brugnini, con il Pasquali e Tassone, che la tiravano lunga e raccontavano di quello che era successo e dell’indagine in corso. Il Tassone lo conosci e non si tiene un cecio in culo e per apparire si pavoneggiava su quello che avevano scoperto e ha spiattellato ogni cosa manco fosse in confessionale. Pare che il Fregoli prima abbia fatto un bonifico immediato importante dal conto del Gasperini, dove aveva la firma, a favore del suo conto. Poi ha girato i soldi in quello della Da Silva, che a sua volta li ha trasferiti in un conto in Brasile e sta venendo alla luce pure che lui da un annetto facesse la cresta sugli incassi. Al Gasperini non tornavano i conti, solo che non ci poteva credere”.
Restai ancora più sorpreso, “Non ci posso credere neppure io, non si è accordo del bonifico il Gasperini?”.
“Tutto studiato nei minimi dettagli, quando il Gasperini è andato a operarsi alla prostata a Firenze, proprio il giorno che era sotto i ferri, giovedì scorso se non ricordo male, il Fregoli ha modificato i massimali dell’home banking e ha fatto il bonifico con la causale – acconto liquidazione -. La banca per sicurezza ha chiamato il Gasperini, ovvio che aveva il cellulare spento, così hanno girato la richiesta di conferma al suo uomo di fiducia, il Fregoli, che gli ha ribadito si trattasse della sua liquidazione e ci poteva stare, visto gli anni che ci ha lavorato”.
Non mi tornavano le cose, “il Fregoli ha pure la casa ereditata dai genitori e il Gasperini si rifarà su quella se ha rubato”.
“Seeee, l’ha venduta alla zitta tre mesi fa a gente di fuori con l’impegno di restarci in affitto fino a questi giorni che gli scadeva l’opzione, i soldi nel conto sono già spariti. Te l’ho detto, ha organizzato ogni cosa”
“Boia, si è trasformato o chi se lo sarebbe immaginato fosse in possesso di una mente così diabolica”
“Lo vedi? È vero il detto che tira più un pelo di fica che un carro di buoi. Non ne aveva mai annusato una potta in vita sua, poi andando sempre a mangiare al ristorante da quando la mamma è morta, ha incontrato la Da Silva e lei lo deve aver capito bene, bene, e gli ha aperto il paradiso. Vedi che potere c’ha la fia”.
“Eh caro, la fia prima ci fa e poi ci sfa… magari sono innamorati“.
“Innamorati!? Boia Marucci sei romantico e depresso e romantico e queste due cose non ti fanno per nulla bene”.
Dopo queste esplosioni filosofiche, stavamo per salutarci quando il Bizzai, “Oh Grullo e approfittane”.
“Di cosa?”
“Che sta cercando un commesso”
“Ma io?”
“De… eri fissato con gli occhiali, il Gasperini ti conosce, quando avevi i vaini eri uno dei più assidui clienti, provaci subito che sta chiudendo, prima che domani entri qualcuno e ti freghi”.
Ero titubante, quindi cambiò espressione e con aria greve “non fare il coglione Marucci, non te lo puoi permettere, vai subito senza pensarci altrimenti ti ci porto a calci nel culo” e mi prese per la colletta della camicia.
“Ok, vado da solo”
“Ti guardo fino a che non entri”.
In quei pochi metri mi frullarono mille pensieri su come presentarmi, tipo togliere il cartello dalla porta, entrare dicendo “Non le serve più, ha trovato il commesso giusto”, macché, troppo cinematografico e avevo perso quella strafottenza e sicurezza.
Entrai timidamente, il Gasperini alzò gli occhio dalla casa “Buonasera Marucci, stavo per chiudere, di cosa hai bisogno?”
Mi venne d’istinto “Ho un bisogno disperato di quel posto di lavoro signor Gasperini”, mi si inumidirono gli occhi, andai dritto e gli confessai di quello che mi era successo, della difficoltà incontrate, di come fossi un lavoratore indefesso, una persona seria, ma mi sentissi in difetto senza aver fatto nulla di male, della passione degli occhiali, nonostante dal licenziamento non potessi più permettermeli, insomma gli piovve un temporale di pensieri.
Mi lasciò parlare, una volta terminato andò alla porta, tolse il cartello “A posto così, domani mattina vieni alle nove che parliamo con il commercialista per l’assunzione”.
Il resto è storia, in poco tempo mi faccio benvolere, per fortuna è una mia caratteristica, mi fa iscrivere a un corso per ottico, tre anni di lavoro e studio e durante la pandemia la svolta.
Riesco tramite internet a vendere ugualmente gli occhiali, sfrutto ogni canale social con il fatto che le persone fossero barricate in casa con la vista che peggiorava per l’utilizzo smodato della televisione, PC, tablet e cellulari.
Realizzavo video e recensioni dei vari modelli, comprai una macchinetta all’ozono e inventai gli “Occhiali sanificati Gasperini”.
Che poi vai a sapere se l’ozono sanificasse o meno, la gente era in preda a questa fobia e mediaticamente funzionava.
Prima di ogni spedizione facevo vedere la confezione che veniva sanificata e messa in busta per la consegna, inoltravo il video all’acquirente, e questo giochino diventò virale.
Fornivamo a domicilio Pineta e dintorni e il resto spedizione con corriere e “L’Angolo Ottico” di Gasperini, a pandemia finita, tornò ad essere un punto di riferimento della zona come quando aprì nel 1980 e gli occhiali che vedete indosso a chi gravita al Barlume sono acquistati da noi.
Emilio Gasperini stava invecchiando e così mi cede l’attività, ora è in buone mani dice, niente buona uscita, solo l’affitto delle mura del fondo e alla fine divento il titolare dell’attività, questo è il mio primo anno.
L’altro giorno sono stato ancora fondamentale per le indagini che sta conducendo la Fusco, grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza del negozio.
Sono venuti il Viviani, sempre in mezzo, il Gogoni e una bella topa, io sono sempre a disposizione, ma un brivido mi è salito lungo la schiena, perché la scorsa volta ho perso il posto di lavoro e una tastatina alle palle me la sono fatta.
Certo ormai sono pronto a tutto, non temo più nulla, anche di ricominciare di nuovo, come fanno gli attori, quando ogni volta si calano in una nuova vita, anche perché poi la vita è davvero un’avventura, non sai mai quello che ti riserva e magari la prossima volta sarà… il Fu l’ottico Marucci.



































