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Federico Regini: “Cronaca semiseria di un uomo qualunque del Barlume”

Un pic­co­lo omag­gio agli ami­ci del Bar­lu­me, una serie “seria” che dal 2013 ha con­tri­bui­to a far cono­sce­re anco­ra di più il nostro ter­ri­to­rio con costan­za (una rari­tà) e sim­pa­tia e che ha per­mes­so a noi di sbir­cia­re il die­tro le quin­te del cine­ma, il fami­ge­ra­to back­sta­ge. 

Osser­va­re da vici­no lo svi­lup­po del­le sto­rie dal­la ste­su­ra scrit­ta al video, il mon­do che ci sta die­tro, i pro­fes­sio­ni­sti, le mae­stran­ze e i pro­ta­go­ni­sti non solo nel­la for­ma atto­ria­le, ma anche in quel­la uma­na, è sta­to uno spas­so. 

Non lo so come sono gli altri set, se si respi­ra la stes­sa aria, boh, loro sono fan­ta­sti­ci a tut­ti livel­li, una solu­zio­ne di com­me­dia in gial­lo intel­li­gen­te, iro­ni­ca e sgua­ia­ta il giu­sto con degli atto­ri straor­di­na­ri e dal­le pro­ve­nien­ze arti­sti­che dif­fe­ren­ti. 

Sono sin­ce­ro, alla pri­ma pun­ta­ta ero titu­ban­te, pen­so sia nor­ma­le per chi ave­va sco­per­to pri­ma i roman­zi di Mal­val­di, i per­so­nag­gi ormai li ave­vo deli­nea­ti nel­la men­te e alcu­ni già asso­cia­ti al vol­to di qual­che atto­re papa­bi­le per quel il ruo­lo. 

Il Vivia­ni non lo vede­vo in Timi rispet­to a quel­lo nar­ra­to, però mi sono affe­zio­na­to alla sua inter­pre­ta­zio­ne, la Fusco nei libri è un uomo, meglio la Masci­no nel­la serie tele­vi­si­va, Pasqua­li e Tas­so­ne esi­sto­no solo in video. La Tiz­zi è spo­sa­ta con Mar­chi­no e Vivia­ni è feli­ce­men­te accom­pa­gna­to al vice­que­sto­re Ali­ce Mar­tel­li con cui ha una figlia, Matil­de. Ampe­lio non è mor­to, è il non­no del Vivia­ni e ha una moglie che cuci­na assai bene. 

I più atti­nen­ti ai roman­zi mi pare­va­no pro­prio i vec­chi­ni e il gran­de Mon­ni, il più cen­tra­to di tut­ti. 

Insom­ma, il Bar­lu­me tele­vi­si­vo è il fra­tel­lo più gio­va­ne di quel­lo let­te­ra­rio, nato poco dopo dal­lo stes­so padre o madre poco impor­ta, appe­na cre­sciu­to ha pre­so la sua stra­da, come è giu­sto che sia tra fra­tel­li, facen­do espe­rien­ze comu­ni con ricor­di diver­si e man­te­nen­do lo stes­so spi­ri­to iro­ni­co e dis­sa­cran­te, fede­le alle ori­gi­ni fami­lia­ri. 

Poi ho avu­to la for­tu­na di fare due pic­co­le par­ti, giu­sto due paro­le, e sono sta­te tra le espe­rien­ze più diver­ten­ti e pia­ce­vo­li che abbia mai fat­to, così ho imma­gi­na­to una sot­to­tra­ma (Sub­plot) del­la pri­ma com­par­sa, quel­la del­l’o­pe­ra­io Maruc­ci, pre­sen­te nel­la pun­ta­ta di “Ritor­no a Pine­ta”, e un’al­tra nel­l’e­pi­so­dio “Il matri­mo­nio di Pasqua­li”… e mi è sor­to un dub­bio, che l’ot­ti­co sia sem­pre il Maruc­ci? 

Poche righe su cosa potes­se esser­gli acca­du­to dopo aver incro­cia­to per la pri­ma vol­ta “quel­li del Bar­lu­me”, per­chè “quel­li” e ti scom­bus­so­la­no l’e­si­sten­za.

Del resto il cine­ma rac­con­ta sto­rie, vite, non lo può fare per tut­ti, pri­ma ci sono i pro­ta­go­ni­sti, allo­ra per­ché non pro­va­re con i per­so­nag­gi ai mar­gi­ni, quei pic­co­li cori­sti che fan­no par­te per un secon­do del­lo stes­so bra­no. 

 

 “Il bre­ve Sub­plot del Maruc­ci” 

 

Il fu l’operaio Maruc­ci. È sì, ero l’operaio Maruc­ci, anzi il tut­to­fa­re Maruc­ci, l’uomo di fidu­cia del Com­men­da­to­re Gre­co, anche se com­men­da­to­re non era, però se lo chia­ma­vi così da sot­to quel­lo sguar­do sor­nio­ne sbro­do­la­va di pia­ce­re. La figu­ra da com­men­da­to­re l’aveva, lo inter­pre­ta­va quel ruo­lo, ambi­zio­so, anche trop­po, scal­tro, non abba­stan­za, come si è dimo­stra­to. Insie­me al fra­tel­lo ave­va­no uno dei più impor­tan­ti cemen­ti­fi­ci tosca­ni, fon­da­to dai geni­to­ri nel 1966; “dove c’è il cemen­to, ci sono i sol­di” si dice. 

Oltre alle case il cemen­to costrui­sce la for­tu­na, quel­la eco­no­mi­ca, cer­to più per loro, ma non mi impor­ta­va, sta­vo bene, paga­to altret­tan­to, cor­re­vo da una par­te all’altra, con­trol­la­vo cari­chi e sca­ri­chi, pie­na auto­no­mia nel­le man­sio­ni e qual­che extra che dava sprint alla busta paga di fine mese. 

Con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to dai fra­tel­li Gre­co dopo nem­me­no un anno di pro­va, mi ero fat­to subi­to ben­vo­le­re e figu­ra­ti se la ban­ca non mi con­ces­se un mutuo con tan­to di tele­fo­na­ta del com­men­da­to­re. 

“Mi rac­co­man­do diret­to­re fate un buon tas­so fis­so al Maruc­ci, è un mio uomo di fidu­cia”, “Di sicu­ro com­men­da­to­re, lo con­si­de­ri fat­to”. 

Dopo il fat­tac­cio, quin­di l’indagine del­la Fusco e soci e se lo ingab­bia­no. Che alla fine l’hanno sga­ma­to gra­zie a quel­la fir­ma che fece sul­la bol­la, galeot­ta fu la pen­na e boia fui io. Un sin­cro­ni­smo per­fet­to il mio ingres­so in uffi­cio, qua­si da film, con la Fusco a cui non sfug­gì nul­la, un par­ti­co­la­re che pare­va irri­so­rio. 

Quel det­ta­glio lei lo cat­tu­rò e lo mise in un cas­set­to del cer­vel­lo e al momen­to giu­sto uscì fuo­ri com­pli­ce il con­fron­to con Vivia­ni. 

Avreb­be­ro dovu­to rin­gra­ziar­mi, un pre­mio tipo quel­lo dei grat­ta e vin­ci, un Turi­sta per sem­pre, che si tra­sfor­mò in un disoc­cu­pa­to e spe­ra­vo per poco. 

Il cemen­ti­fi­cio chiu­se e nes­sun ere­de a rile­va­re la gestio­ne. 

Una vol­ta par­ti­ti con l’arresto per omi­ci­dio è arri­va­ta a coda la Finan­za ed è usci­to di tut­to e di più: seque­stro dell’area e dei mez­zi, bloc­co dei con­ti cor­ren­ti con gli avvol­toi appol­la­ia­ti e tran­quil­li di rile­va­re quel che resta­va del­l’a­zien­da a pro­ce­di­men­to fini­to e pra­ti­ca­men­te a gra­tis. E noi ope­rai? A casa. Non vi dico i pri­mi gior­ni, incre­du­li­tà e scon­for­to. Incre­du­li­tà per­ché che il Gre­co fos­se un fur­bac­chio­ne oltre la leg­ge lo si era capi­to, non fino a quel pun­to, ammaz­za­re il fra­tel­lo e il Man­ci­ni era inim­ma­gi­na­bi­le. 

Scon­for­to, bloc­ca­ti gli sti­pen­di e la futu­ra liqui­da­zio­ne con cosa paghi il mutuo, la rata del­la mac­chi­na e il resto? 

Sei alla soprav­vi­ven­za con la ban­ca che non aspet­ta, “Quan­do pen­sa di paga­re la rata sca­du­ta? “, dopo appe­na tre gior­ni dal­la sca­den­za men­si­le, “Vista la situa­zio­ne cre­de di poter­lo ono­ra­re o dob­bia­mo già pen­sa­re di agi­re per un recu­pe­ro del cre­di­to? Ha qual­cu­no in fami­glia che la pos­sa aiu­ta­re?, per il diret­to­re ero già sepol­to da vivo. 

Il pani­co pro­prio e bada che è brut­to, per­ché il pani­co quan­do è quo­ti­dia­no ti risuc­chia, ti asciu­ga, diven­ti sen­za liqui­di, sec­co come una foglia che d’inverno cade da un albe­ro. 

Len­ta, sem­bra che dan­zi cul­la­ta dal ven­to, inve­ce pre­ci­pi­ta. 

Pre­ci­pi­ta con l’agonia del tem­po che impie­ga per toc­ca­re ter­ra. 

Non si spiac­ci­ca mica come un cor­po che cade, quan­do alme­no tut­to fini­sce in pochi secon­di. 

No, la foglia si ada­gia pia­no al suo­lo, così da esse­re cal­pe­sta­ta più vol­te da pie­di trop­pi gran­di. 

Un’angoscia che si pro­trae. 

Per­den­ti sen­za aver gio­ca­to. 

L’unica era rea­gi­re e d’istinto, alcu­ni col­le­ghi rac­cat­ta­ro­no un posto nel­le dit­te edi­li che si for­ni­va­no da noi, giu­sto pochi mesi, dato che era­va­mo a ridos­so del­la sta­gio­ne turi­sti­ca e i can­tie­ri chiu­de­va­no, altri l’hanno sfan­ga­ta come manu­ten­to­ri in alber­ghi e resi­den­ce. 

Ossi­ge­no, che ti per­met­te­va di non rimu­gi­na­re e non entra­re nel cir­co­lo vizio­so del­la para­no­ia e degli effet­ti col­la­te­ra­li ad essa cor­re­la­ti. 

E io? Il Maruc­ci, mica sem­pli­ce, sta­vo già agli effet­ti col­la­te­ra­li, del resto ero l’uomo di fidu­cia di quell’assassino del Gre­co e il dub­bio si insi­nua­va visci­do nel­le per­so­ne. 

Ricor­do al Bar­lu­me i com­men­ti di quei vec­chiac­ci dal­la lin­gua bifor­cu­ta tra una par­ti­ta a sco­pa e un bir­ri­no, “vuoi dire che il Maruc­ci non sapes­se nul­la?”, “De, sicu­ro… e gli face­va pure la spe­sa al Gre­co e del­le vol­te pure l’au­ti­sta”, “Ovvia e vedrai come pen­si se la sia com­pra­ta il Maruc­ci la casa e la mac­chi­na nuo­va”, “Capa­ce gli ha dato pure una mano a far fuo­ri quei due e c’ha i sol­di imbiat­ta­ti in Sviz­ze­ra”. 

Le ho com­pra­te con i pre­sti­ti male­det­te ser­pi pen­sio­na­te, avrei volu­to rispon­de­re, men­tre pren­de­vo giu­sto il caf­fè che mi pote­vo per­met­te­re, altro che Sviz­ze­ra, per­ché anche se ero nel­la mer­da fino al col­lo e sen­za un cen­te­si­mo da par­te una capi­ta­ta al Bar­lu­me ce la face­vo inca­stra­re. 

Era un appi­glio alla nor­ma­li­tà, a quel­lo che ero sta­to e che di fat­to come uomo ero anco­ra. 

Mi ver­go­gna­vo come un ladro sen­za aver ruba­to, anche se gene­ral­men­te i ladri non si ver­go­gna­no, ero a pez­zi, mi sta­va crol­lan­do il mon­do intor­no, i sol­di da mia mam­ma pen­sio­na­ta non li vole­vo, con la mini­ma che pote­va fare pove­ra don­na, era anda­ta in ban­ca per una ces­sio­ne del quin­to e l’a­ve­vo bloc­ca­ta giu­sto in tem­po. 

Il cer­vel­lo era in pap­pa pure nel cer­ca­re il lavo­ro, un’e­tà bastar­da la mia, vec­chio per fare l’a­iu­to bagni­no, nes­su­na espe­rien­za in bar e risto­ran­ti, la sta­gio­ne era appe­na ini­zia­ta ed ero rima­sto l’ul­ti­mo dei dipen­den­ti del cemen­ti­fi­cio sen­za lavo­ro, que­sto non aiu­ta­va la mia psi­che già pro­va­ta. 

Ero dav­ve­ro sul ciglio di un bel pre­ci­pi­zio… poi la svol­ta. 

La svol­ta acca­de invo­lon­ta­ria­men­te gra­zie a uno dei vec­chi col­le­ghi del cemen­ti­fi­cio, il Biz­zai, che ave­va tro­va­to lavo­ro da manu­ten­to­re e tut­to fare all’­ho­tel Rosa dei Ven­ti di pro­prie­tà del­la fami­glia Bru­gni­ni, una del­le più influen­ti del­la zona con affa­ri in vari set­to­ri. 

Tor­na­va­mo dal Bar­lu­me dove mi offrì un drink pre­pa­ra­to da Mar­chi­no e ser­vi­to dal­la Tiz­zi e attrat­ti più da un bel culo che sta­va sostan­do davan­ti alla vetri­na del nego­zio “L’An­go­lo Otti­co”, che dagli occhia­li espo­sti, vedia­mo il vec­chio Gasper­ni in per­so­na appen­de­re un car­tel­lo con su scrit­to, “Cer­ca­si urgen­te­men­te com­mes­so o com­mes­sa SERIO/A per la sta­gio­ne… poi si vedrà”. 

Il Biz­zai col­se la mia sor­pre­sa, “Che non lo sai?”. 

“Cosa? Di quel­la del culo? Non la cono­sco” 

“Noo! So una sega chi sia, sarà una turi­sta, inten­de­vo Del Fre­go­li” 

Il Fre­go­li era il com­mes­so sto­ri­co del nego­zio e uomo di fidu­cia del Gaspe­ri­ni, tipo io con il Gre­co, solo che in cemen­ti­fi­cio ci sta­vo da 8 anni e l’al­tro ci lavo­ra­va dal 1985. 

Ero un clien­te assi­duo fin da ragaz­zo, ave­vo la pas­sio­ne per gli occhia­li e pri­ma del licen­zia­men­to ci spen­de­vo dei bei sol­di­ni e il com­mes­so era diven­ta­to un pun­to di rife­ri­men­to, quan­to lo fos­se il vec­chio tito­la­re, lavo­ra­va­no in sim­bio­si. 

“Che è suc­ces­so al Fre­go­li, sta male?” 

“Boia! Sta bene, è scap­pa­to con la bra­si­lia­na che lavo­ra­va al risto­ran­te il Tra­ma­glio, Da Sil­va Maria… lo san­no tut­ti” 

“Il Fre­go­li?”, ero anco­ra più basi­to, un uomo mite, gen­ti­le, osse­quio­so, lavo­ro e casa, non ave­va fami­glia, vive­va con la mam­ma fino a due anni pri­ma, pri­ma che moris­se. 

Lui e il Gaspe­ri­ni era­no due zitel­lo­ni, pare­va­no zio e nipo­te e qual­che male lin­gua soste­ne­va ci fos­se del tene­ro tra i due. 

“Ma dove vivi?”, mi stuz­zi­ca il Biz­zai. 

“Vivo qui, ma con il perio­do di mer­da che attra­ver­so e pen­so ai caz­zi miei, mica a quel­li degli altri. Ho capi­to chi è lei, una bel­la don­na su con l’e­tà con anco­ra tut­to al pun­to giu­sto, per uno come il Fre­go­li è Miss Uni­ver­so e ci cre­do sia scap­pa­to, ha fat­to bene, alme­no ini­zia a vive­re in vec­chia e con una bel­la topa” 

“Ma non sai dav­ve­ro nul­la allo­ra?, ora era lui ad esse­re sor­pre­so. 

“C’è del­l’al­tro?” 

“Por­ca Mise­ria, la cen­cia­ta non sareb­be nul­la. Il Fre­go­li è fug­gi­to con l’in­cas­so di una set­ti­ma­na che non ha mai ver­sa­to”, poi si fa guar­din­go, con­trol­la che nes­su­no pos­sa sen­ti­re, si avvi­ci­na al mio orec­chio, “ma c’è mol­to di più, so tut­to, mi rac­co­man­do che resti tra noi, non lo dire a nes­su­no”. 

“O a chi voi che lo dica con i casi­ni che ho e pen­so a loro”, bisbi­glio. 

“Insom­ma… ieri a chiu­su­ra del bar del­l’­ho­tel ero rima­sto a siste­ma­re due pan­nel­li di car­ton­ges­so e a pochi metri c’e­ra­no anco­ra il mio tito­la­re, il Bru­gni­ni, con il Pasqua­li e Tas­so­ne, che la tira­va­no lun­ga e rac­con­ta­va­no di quel­lo che era suc­ces­so e del­l’in­da­gi­ne in cor­so. Il Tas­so­ne lo cono­sci e non si tie­ne un cecio in culo e per appa­ri­re si pavo­neg­gia­va su quel­lo che ave­va­no sco­per­to e ha spiat­tel­la­to ogni cosa man­co fos­se in con­fes­sio­na­le. Pare che il Fre­go­li pri­ma abbia fat­to un boni­fi­co imme­dia­to impor­tan­te dal con­to del Gaspe­ri­ni, dove ave­va la fir­ma, a favo­re del suo con­to. Poi ha gira­to i sol­di in quel­lo del­la Da Sil­va, che a sua vol­ta li ha tra­sfe­ri­ti in un con­to in Bra­si­le e sta venen­do alla luce pure che lui da un annet­to faces­se la cre­sta sugli incas­si. Al Gaspe­ri­ni non tor­na­va­no i con­ti, solo che non ci pote­va cre­de­re”. 

Restai anco­ra più sor­pre­so, “Non ci pos­so cre­de­re nep­pu­re io, non si è accor­do del boni­fi­co il Gaspe­ri­ni?”. 

“Tut­to stu­dia­to nei mini­mi det­ta­gli, quan­do il Gaspe­ri­ni è anda­to a ope­rar­si alla pro­sta­ta a Firen­ze, pro­prio il gior­no che era sot­to i fer­ri, gio­ve­dì scor­so se non ricor­do male, il Fre­go­li ha modi­fi­ca­to i mas­si­ma­li del­l’­ho­me ban­king e ha fat­to il boni­fi­co con la cau­sa­le – accon­to liqui­da­zio­ne -. La ban­ca per sicu­rez­za ha chia­ma­to il Gaspe­ri­ni, ovvio che ave­va il cel­lu­la­re spen­to, così han­no gira­to la richie­sta di con­fer­ma al suo uomo di fidu­cia, il Fre­go­li, che gli ha riba­di­to si trat­tas­se del­la sua liqui­da­zio­ne e ci pote­va sta­re, visto gli anni che ci ha lavo­ra­to”. 

Non mi tor­na­va­no le cose, “il Fre­go­li ha pure la casa ere­di­ta­ta dai geni­to­ri e il Gaspe­ri­ni si rifa­rà su quel­la se ha ruba­to”. 

“Seeee, l’ha ven­du­ta alla zit­ta tre mesi fa a gen­te di fuo­ri con l’im­pe­gno di restar­ci in affit­to fino a que­sti gior­ni che gli sca­de­va l’op­zio­ne, i sol­di nel con­to sono già spa­ri­ti. Te l’ho det­to, ha orga­niz­za­to ogni cosa” 

“Boia, si è tra­sfor­ma­to o chi se lo sareb­be imma­gi­na­to fos­se in pos­ses­so di una men­te così dia­bo­li­ca” 

“Lo vedi? È vero il det­to che tira più un pelo di fica che un car­ro di buoi. Non ne ave­va mai annu­sa­to una pot­ta in vita sua, poi andan­do sem­pre a man­gia­re al risto­ran­te da quan­do la mam­ma è mor­ta, ha incon­tra­to la Da Sil­va e lei lo deve aver capi­to bene, bene, e gli ha aper­to il para­di­so. Vedi che pote­re c’ha la fia”. 

“Eh caro, la fia pri­ma ci fa e poi ci sfa… maga­ri sono inna­mo­ra­ti“. 

“Inna­mo­ra­ti!? Boia Maruc­ci sei roman­ti­co e depres­so e roman­ti­co e que­ste due cose non ti fan­no per nul­la bene”. 

Dopo que­ste esplo­sio­ni filo­so­fi­che, sta­va­mo per salu­tar­ci quan­do il Biz­zai, “Oh Grul­lo e appro­fit­ta­ne”. 

“Di cosa?” 

“Che sta cer­can­do un com­mes­so” 

“Ma io?” 

“De… eri fis­sa­to con gli occhia­li, il Gaspe­ri­ni ti cono­sce, quan­do ave­vi i vai­ni eri uno dei più assi­dui clien­ti, pro­va­ci subi­to che sta chiu­den­do, pri­ma che doma­ni entri qual­cu­no e ti fre­ghi”. 

Ero titu­ban­te, quin­di cam­biò espres­sio­ne e con aria gre­ve “non fare il coglio­ne Maruc­ci, non te lo puoi per­met­te­re, vai subi­to sen­za pen­sar­ci altri­men­ti ti ci por­to a cal­ci nel culo” e mi pre­se per la col­let­ta del­la cami­cia. 

 “Ok, vado da solo” 

“Ti guar­do fino a che non entri”. 

In quei pochi metri mi frul­la­ro­no mil­le pen­sie­ri su come pre­sen­tar­mi, tipo toglie­re il car­tel­lo dal­la por­ta, entra­re dicen­do “Non le ser­ve più, ha tro­va­to il com­mes­so giu­sto”, mac­ché, trop­po cine­ma­to­gra­fi­co e ave­vo per­so quel­la stra­fot­ten­za e sicu­rez­za. 

Entrai timi­da­men­te, il Gaspe­ri­ni alzò gli occhio dal­la casa “Buo­na­se­ra Maruc­ci, sta­vo per chiu­de­re, di cosa hai biso­gno?” 

Mi ven­ne d’i­stin­to “Ho un biso­gno dispe­ra­to di quel posto di lavo­ro signor Gaspe­ri­ni”, mi si inu­mi­di­ro­no gli occhi, andai drit­to e gli con­fes­sai di quel­lo che mi era suc­ces­so, del­la dif­fi­col­tà incon­tra­te, di come fos­si un lavo­ra­to­re inde­fes­so, una per­so­na seria, ma mi sen­tis­si in difet­to sen­za aver fat­to nul­la di male, del­la pas­sio­ne degli occhia­li, nono­stan­te dal licen­zia­men­to non potes­si più per­met­ter­me­li, insom­ma gli piov­ve un tem­po­ra­le di pen­sie­ri. 

Mi lasciò par­la­re, una vol­ta ter­mi­na­to andò alla por­ta, tol­se il car­tel­lo “A posto così, doma­ni mat­ti­na vie­ni alle nove che par­lia­mo con il com­mer­cia­li­sta per l’as­sun­zio­ne”. 

Il resto è sto­ria, in poco tem­po mi fac­cio ben­vo­le­re, per for­tu­na è una mia carat­te­ri­sti­ca, mi fa iscri­ve­re a un cor­so per otti­co, tre anni di lavo­ro e stu­dio e duran­te la pan­de­mia la svol­ta. 

Rie­sco tra­mi­te inter­net a ven­de­re ugual­men­te gli occhia­li, sfrut­to ogni cana­le social con il fat­to che le per­so­ne fos­se­ro bar­ri­ca­te in casa con la vista che peg­gio­ra­va per l’u­ti­liz­zo smo­da­to del­la tele­vi­sio­ne, PC, tablet e cel­lu­la­ri. 

Rea­liz­za­vo video e recen­sio­ni dei vari model­li, com­prai una mac­chi­net­ta all’o­zo­no e inven­tai gli “Occhia­li sani­fi­ca­ti Gaspe­ri­ni”. 

Che poi vai a sape­re se l’o­zo­no sani­fi­cas­se o meno, la gen­te era in pre­da a que­sta fobia e media­ti­ca­men­te fun­zio­na­va. 

Pri­ma di ogni spe­di­zio­ne face­vo vede­re la con­fe­zio­ne che veni­va sani­fi­ca­ta e mes­sa in busta per la con­se­gna, inol­tra­vo il video all’ac­qui­ren­te, e que­sto gio­chi­no diven­tò vira­le. 

For­ni­va­mo a domi­ci­lio Pine­ta e din­tor­ni e il resto spe­di­zio­ne con cor­rie­re e “L’An­go­lo Otti­co” di Gaspe­ri­ni, a pan­de­mia fini­ta, tor­nò ad esse­re un pun­to di rife­ri­men­to del­la zona come quan­do aprì nel 1980 e gli occhia­li che vede­te indos­so a chi gra­vi­ta al Bar­lu­me sono acqui­sta­ti da noi.

Emi­lio Gaspe­ri­ni sta­va invec­chian­do e così mi cede l’at­ti­vi­tà, ora è in buo­ne mani dice, nien­te buo­na usci­ta, solo l’af­fit­to del­le mura del fon­do e alla fine diven­to il tito­la­re del­l’at­ti­vi­tà, que­sto è il mio pri­mo anno. 

L’al­tro gior­no sono sta­to anco­ra fon­da­men­ta­le per le inda­gi­ni che sta con­du­cen­do la Fusco, gra­zie alle ripre­se del­le tele­ca­me­re di sor­ve­glian­za del nego­zio. 

Sono venu­ti il Vivia­ni, sem­pre in mez­zo, il Gogo­ni e una bel­la topa, io sono sem­pre a dispo­si­zio­ne, ma un bri­vi­do mi è sali­to lun­go la schie­na, per­ché la scor­sa vol­ta ho per­so il posto di lavo­ro e una tasta­ti­na alle pal­le me la sono fat­ta. 

Cer­to ormai sono pron­to a tut­to, non temo più nul­la, anche di rico­min­cia­re di nuo­vo, come fan­no gli atto­ri, quan­do ogni vol­ta si cala­no in una nuo­va vita, anche per­ché poi la vita è dav­ve­ro un’av­ven­tu­ra, non sai mai quel­lo che ti riser­va e maga­ri la pros­si­ma vol­ta sarà… il Fu l’ot­ti­co Maruc­ci. 

 

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