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Grande successo per le attività di whale watching organizzate dal Parco Nazionale nei mesi scorsi all’Isola d’Elba

“Per il turi­sta può vale­re un con­si­glio: si lasci anda­re. Pren­da una stra­da qua­lun­que, in sali­ta, abban­do­nan­do appe­na può alle spal­le la spiag­gia di ago­sto”. Il sug­ge­ri­men­to è di un auto­re­vo­le elba­no, Gaspa­re Bar­biel­li­ni Ami­dei, che con que­ste paro­le ci invi­ta a sco­pri­re l’Elba più vera. Lo segui­re­mo in dire­zio­ne con­tra­ria, lascian­do­ci alle spal­le la spiag­gia e pren­den­do il lar­go ver­so l’o­riz­zon­te, per immer­ger­ci nel­la ric­chez­za auten­ti­ca dell’isola: il suo mare e la sua straor­di­na­ria bio­di­ver­si­tà.
L’attività di Wha­le Wat­ching pro­gram­ma­ta, negli scor­si mesi esti­vi, dal Par­co Nazio­na­le, pre­ve­de di imbar­car­si la mat­ti­na piut­to­sto pre­sto a Mari­na di Cam­po sul­la Moto­bar­ca Mic­key Mou­se, accol­ti dal per­so­na­le di bor­do — il coman­dan­te Lucia­no e il suo col­la­bo­ra­to­re Rug­ge­ro — e da una Gui­da Par­co. Tut­ti gli ope­ra­to­ri coin­vol­ti han­no otte­nu­to, par­te­ci­pan­do a spe­cia­li gior­na­te di for­ma­zio­ne, la cer­ti­fi­ca­zio­ne High Qua­li­ty Wha­le Wat­ching che li impe­gna a svol­ge­re l’attività di avvi­sta­men­to ceta­cei in modo eco-respon­sa­bi­le. La Gui­da Par­co, in par­ti­co­la­re, è una bio­lo­ga mari­na e costi­tui­sce un signi­fi­ca­ti­vo valo­re aggiun­to: la sua com­pe­ten­za con­sen­te ai par­te­ci­pan­ti una let­tu­ra pro­fon­da dell’esperienza che li atten­de. La moto­bar­ca può allon­ta­nar­si fino a 6 miglia nau­ti­che dal­la costa, per­met­ten­do un’esplorazione più ampia del mare che cir­con­da l’isola e mol­ti­pli­can­do le pos­si­bi­li­tà di avvi­sta­men­to, spin­gen­do­si ver­so Pia­no­sa o navi­gan­do nel­le vici­nan­ze degli sco­gli com­pre­si nel ter­ri­to­rio tute­la­to dal Par­co. Il mare che è tea­tro di que­sta espe­rien­za è quel­lo del San­tua­rio Inter­na­zio­na­le per la pro­te­zio­ne dei mam­mi­fe­ri mari­ni ‘Pela­gos’, un’area pro­tet­ta in cui, insie­me ad innu­me­re­vo­li altre crea­tu­re mari­ne, vivo­no rego­lar­men­te diver­se spe­cie di ceta­cei e può esse­re occa­sio­nal­men­te avvi­sta­ta la foca mona­ca, recen­te­men­te tor­na­ta a mostrar­si nel mare che cir­con­da le iso­le del­l’Ar­ci­pe­la­go Tosca­no: un ter­ri­to­rio di par­ti­co­la­re inte­res­se eco­lo­gi­co, tan­to che il pro­get­to CLAPS (CLi­ma­te Adap­ta­tion Pela­gos Sanc­tua­ry) indi­vi­dua in quest’area una sen­ti­nel­la del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e un atto­re chia­ve nel moni­to­rag­gio dei ceta­cei attra­ver­so la rac­col­ta dati con una meto­do­lo­gia comu­ne.
Si pun­ta ver­so il lar­go, dun­que, e l’esperienza dei mari­nai gui­da la scel­ta del­la dire­zio­ne, det­ta­ta dal­le con­di­zio­ni del ven­to e del mare. Sul­lo sfon­do la costa dell’Elba: l’ambiente incon­ta­mi­na­to del­la Costa dei Gab­bia­ni, le roc­ce giu­ras­si­che di Capo Stel­la, la natu­ra lus­su­reg­gian­te di mac­chia medi­ter­ra­nea di Capo Fon­za, il pro­mon­to­rio sel­vag­gio di Feto­va­ia, Sant’Andrea con le impo­nen­ti sco­glie­re gra­ni­ti­che levi­ga­te dal mare.
Mol­ti sono gli ani­ma­li mari­ni che si incon­tra­no lun­go que­ste rot­te: l’avvistamento più sug­ge­sti­vo è quel­lo dei del­fi­ni, soprat­tut­to tur­sio­pi e tal­vol­ta ste­nel­le. Ne sono sta­ti avvi­sta­ti, secon­do i nume­ri sti­ma­ti dal­la Gui­da Par­co, oltre 130 duran­te le 20 escur­sio­ni pro­po­ste dal Par­co Nazio­na­le nel cor­so del­la sta­gio­ne esti­va: dall’aspetto del­le pin­ne e dal­la mor­fo­lo­gia dell’animale è sta­to pos­si­bi­le indi­vi­dua­re diver­si pic­co­li che nuo­ta­va­no vici­no alle mam­me e anche un esem­pla­re neo­na­to di pochi gior­ni. In alcu­ni casi sono sta­ti incon­tra­ti esem­pla­ri soli­ta­ri, altri in pic­co­le for­ma­zio­ni da 3–5 ele­men­ti, ma anche grup­pi più gran­di, soli­ta­men­te in coda ai pesche­rec­ci, di 10, 15 o addi­rit­tu­ra 20 tur­sio­pi: gli ani­ma­li, per nul­la inti­mo­ri­ti dal­la pre­sen­za del­la bar­ca, a vol­te si avvi­ci­na­va­no per caval­car­ne l’onda di prua. Gli ope­ra­to­ri han­no avu­to così l’occasione di anno­ta­re le carat­te­ri­sti­che degli ani­ma­li — asse­gnan­do loro anche curio­si nomi per iden­ti­fi­car­li — per pro­ce­de­re ad una sor­ta di ‘con­ta’ e sti­ma­re un nume­ro di pre­sen­ze in un cer­to trat­to di mare. I par­te­ci­pan­ti all’escursione han­no potu­to osser­va­re emo­zio­na­ti, pro­iet­ta­te sull’immenso spec­chio del mare, le evo­lu­zio­ni di que­sti mera­vi­glio­si ceta­cei, segui­re le loro miste­rio­se tra­iet­to­rie sot­to­ma­ri­ne, in atte­sa di veder­li riaf­fio­ra­re in tuf­fi e sal­ti, men­tre la Gui­da offri­va spie­ga­zio­ni al micro­fo­no su mor­fo­lo­gia, com­por­ta­men­ti e carat­te­ri­sti­che degli esem­pla­ri osser­va­ti.
Non solo del­fi­ni, ma anche due bale­not­te­re comu­ni, che han­no mostra­to i loro dor­si scu­ri duran­te un for­tu­na­to avvi­sta­men­to avve­nu­to in giu­gno ad un miglio mari­no da Capo Enfo­la. E poi ton­ni e pesci spa­da in improv­vi­se acro­ba­zie fuo­ri dall’acqua, un pesce volan­te con le sue gran­di pin­ne pet­to­ra­li simi­li ad ali; uccel­li mari­ni come ber­te mino­ri, ber­te mag­gio­ri e maran­go­ni dal ciuf­fo che pla­na­va­no sul mare intor­no all’imbarcazione; acro­ba­zie di capre sel­va­ti­che del Cala­mi­ta che si spo­sta­va­no sul­la ripi­da costa roc­cio­sa e ron­do­ni pal­li­di inten­ti a nidi­fi­ca­re.
Di par­ti­co­la­re inte­res­se anche l’avvistamento di una tar­ta­ru­ga del­la spe­cie Caret­ta caret­ta in com­pa­gnia di pesci pilo­ta e remo­re: l’animale — di cir­ca 50 cen­ti­me­tri di lun­ghez­za — nuo­ta­va agil­men­te tra Pia­no­sa e la Pun­ta di Feto­va­ia.
Alle escur­sio­ni Wha­le Wat­ching pro­po­ste dal Par­co Nazio­na­le han­no par­te­ci­pa­to, nei mesi scor­si, 790 visi­ta­to­ri, di cui 162 bam­bi­ni e ragaz­zi: turi­sti che il Par­co Nazio­na­le ha volu­to rag­giun­ge­re con un mes­sag­gio impor­tan­te, quel­lo di un mare che non è solo con­tor­no del­le iso­le, o acqua cri­stal­li­na in cui bagnar­si, ma è il luo­go che 8500 spe­cie di ani­ma­li mari­ni chia­ma­no ‘casa’, uno scri­gno vibran­te di bio­di­ver­si­tà da ammi­ra­re con stu­po­re, pro­teg­ge­re con con­sa­pe­vo­lez­za e con­ser­va­re con impe­gno per le gene­ra­zio­ni pre­sen­ti e futu­re.