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Tredici anni senza Daniele Cecchini: chissà come saresti oggi

Sò pas­sa­ti tre­di­ci anni.
Tre­di­ci anni da quel gior­no che Por­to Azzur­ro non avreb­be mai volu­to vive­re.
Tre­di­ci anni da quan­do Danie­le Cec­chi­ni, a soli 17 anni, ci lasciò dopo aver com­bat­tu­to con un corag­gio enor­me con­tro quel male di mer­da.
Eppu­re ci sono per­so­ne per le qua­li il tem­po sem­bra fun­zio­na­re in manie­ra diver­sa.
Danie­le è una di que­ste.
I suoi ami­ci sono cre­sciu­ti. Sono diven­ta­ti uomi­ni, don­ne, han­no pre­so stra­de diver­se, han­no costrui­to vite, fami­glie, lavo­ri, sogni. Il mon­do è anda­to avan­ti, come ine­vi­ta­bil­men­te deve fare.
E allo­ra, ogni tan­to, vie­ne spon­ta­neo far­si una doman­da che fa male.
Chis­sà come sare­sti oggi, Daniè.
Chis­sà che uomo sare­sti diven­ta­to. Chis­sà qua­le lavo­ro avre­sti scel­to, qua­li sogni avre­sti inse­gui­to.
Chis­sà se avre­sti con­ti­nua­to a gio­ca­re a cal­cio, quan­te vol­te sare­sti entra­to anco­ra in quel­lo sta­dio che oggi por­ta il tuo nome.
E chis­sà quan­to sare­sti sta­to feli­ce e orgo­glio­so veden­do la stra­da per­cor­sa dal tuo ami­co Andrea Tiri­tiel­lo, il TIR, quel ragaz­zo di Por­to Azzur­ro che è riu­sci­to a tra­sfor­ma­re il sogno del cal­cio in una car­rie­ra da pro­fes­sio­ni­sta, unti­sa­re­sti per­so una partita.…toccava fà l’ab­bo­na­men­to all’En­tel­la.
Ci pia­ce pen­sa­re che da qual­che par­te tu abbia segui­to anche lui, come ogni tan­to sem­bra esse­re viste le coin­ci­den­ze in varie occa­sio­ni, come l’an­no scor­so.
Ci pia­ce imma­gi­na­re che tu abbia sor­ri­so per i suoi suc­ces­si, per quel­li dei tuoi ami­ci e per tut­te quel­le vite che nel frat­tem­po sono diven­ta­te adul­te.
Tu, inve­ce, nei nostri ricor­di sei rima­sto quel ragaz­zo di 17 anni.
For­se è pro­prio que­sta la par­te più ingiu­sta e che a tre­di­ci anni di distan­za ci fà gira­re anco­ra di piu’ i coglio­ni.
Ma c’è una cosa che tre­di­ci anni non sono riu­sci­ti a cam­bia­re: l’af­fet­to che Por­to Azzur­ro con­ti­nua ad ave­re per te, e su que­sto nes­su­no ci può smen­ti­re.
Il tuo nome è lì, all’in­gres­so del cam­po spor­ti­vo. Ogni vol­ta che un bim­bo entra con un pal­lo­ne sot­to il brac­cio, ogni vol­ta che si gio­ca una par­ti­ta, ogni vol­ta che qual­cu­no dice sem­pli­ce­men­te “ci vede­mo al Cec­chi­ni”, sen­za for­se nep­pu­re ren­der­se­ne con­to, pro­nun­cia anco­ra il tuo nome.
E que­sto signi­fi­ca che, in qual­che modo, con­ti­nui a esser­ci.
Noi del­l’E­di­co­la Elba­na ti abbia­mo segui­to, ti abbia­mo volu­to bene e non abbia­mo inten­zio­ne di dimen­ti­car­ti.
Oggi non abbia­mo voglia di tro­va­re paro­le bel­le per rac­con­ta­re un gior­no che bel­lo non è sta­to e non lo sarà mai.
Voglia­mo sol­tan­to dir­ti una cosa., que­sta si, Ciao Daniè, sò pas­sa­ti tre­di­ci anni, i tuoi ami­ci sono diven­ta­ti gran­di e tan­te cose sono cam­bia­te.
Ma te sei anco­ra qui.
Nel tuo cam­po. Nei rac­con­ti. Nei ricor­di. Nei tuoi ami­ci. in tut­ti.
E soprat­tut­to nel cuo­re di chi ti ha volu­to bene, per­chè lo sai che “Non c’è scon­fit­ta nel cuo­re di chi lot­ta”
Chis­sà come sare­sti sta­to da gran­de, Daniè.
Noi, però, semo sicu­ri di una cosa: sare­sti sta­to orgo­glio­so dei tuoi ami­ci.
E loro, anco­ra oggi, sono orgo­glio­si di aver­ti avu­to accan­to.
Non ti dimen­ti­chia­mo. Mai.

Zio Stix e quel­li del­l’E­di­co­la

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