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Dillo all’Edicola: Volontari sotto accusa: quando i social dimenticano chi corre per salvare una vita

Ai volon­ta­ri del­le ambu­lan­ze del­l’El­ba va det­to solo gra­zie. Pri­ma di giu­di­ca­re, pen­sia­mo­ci due vol­te. Ogni gior­no, all’I­so­la d’El­ba, deci­ne di uomi­ni e don­ne indos­sa­no una divi­sa sen­za aspet­tar­si applau­si. Lascia­no il pran­zo, la fami­glia, il lavo­ro o il son­no per sali­re su un’am­bu­lan­za e cor­re­re dove qual­cu­no ha biso­gno di aiu­to. Nel­le ulti­me ore ha fat­to discu­te­re un post pub­bli­ca­to sui social nel qua­le vie­ne pesan­te­men­te attac­ca­to l’au­ti­sta di un’am­bu­lan­za, defi­ni­to addi­rit­tu­ra con epi­te­ti offen­si­vi e accu­sa­to di aver gui­da­to in modo spe­ri­co­la­to. Nes­su­no vuo­le giu­sti­fi­ca­re even­tua­li com­por­ta­men­ti impru­den­ti. Se dav­ve­ro ci sono sta­te mano­vre peri­co­lo­se, saran­no gli enti com­pe­ten­ti ad accer­tar­lo. Ma una cosa deve esse­re chia­ra: non si può tra­sfor­ma­re un epi­so­dio rac­con­ta­to da una sola per­so­na in un pro­ces­so pub­bli­co con­tro chi pre­sta ser­vi­zio sul­le ambu­lan­ze e, peg­gio anco­ra, con­tro tut­to il volon­ta­ria­to elba­no. Chi gui­da un mez­zo di soc­cor­so spes­so lo fa con una per­so­na tra la vita e la mor­te a bor­do. Ogni secon­do può fare la dif­fe­ren­za. È faci­le giu­di­ca­re da un volan­te incro­cia­to per pochi istan­ti, mol­to meno cono­sce­re cosa stes­se real­men­te acca­den­do all’in­ter­no di quel­l’am­bu­lan­za. Fa anco­ra più male leg­ge­re com­men­ti che gene­ra­liz­za­no, met­ten­do in discus­sio­ne la pro­fes­sio­na­li­tà e l’im­pe­gno di tan­ti volon­ta­ri che, ogni gior­no, garan­ti­sco­no un ser­vi­zio fon­da­men­ta­le all’in­te­ra comu­ni­tà. I volon­ta­ri del­le Mise­ri­cor­die, del­la Cro­ce Ver­de, del­la Cro­ce Ros­sa, del­la Pub­bli­ca Assi­sten­za e di tut­te le asso­cia­zio­ni del­l’El­ba meri­ta­no rispet­to. Pos­so­no sba­glia­re come qual­sia­si esse­re uma­no, ma non meri­ta­no di esse­re mes­si alla gogna sui social sul­la base di accu­se uni­la­te­ra­li, sen­za cono­sce­re i fat­ti. I social sono diven­ta­ti trop­po spes­so un tri­bu­na­le dove si emet­to­no sen­ten­ze sen­za pro­ve e sen­za con­trad­dit­to­rio. Un post può infan­ga­re la repu­ta­zio­ne di una per­so­na che maga­ri, pochi minu­ti pri­ma, sta­va cer­can­do di sal­va­re una vita. Il volon­ta­ria­to è uno dei pila­stri del­la nostra iso­la. Se oggi abbia­mo un siste­ma di emer­gen­za che rie­sce a rispon­de­re in tem­pi rapi­di, è anche gra­zie a que­ste don­ne e a que­sti uomi­ni. Le cri­ti­che, quan­do sono fon­da­te, ser­vo­no a miglio­ra­re. Gli insul­ti e i pro­ces­si som­ma­ri, inve­ce, non aiu­ta­no nes­su­no. Pri­ma di pun­ta­re il dito con­tro chi sale su un’am­bu­lan­za per aiu­ta­re gli altri, ricor­dia­mo­ci che doma­ni potrem­mo esse­re noi, o una per­so­na a cui voglia­mo bene, ad ave­re biso­gno pro­prio di quel volon­ta­rio. E in quel momen­to, l’u­ni­ca cosa che con­te­rà sarà arri­va­re in tem­po.

Pao­lo ” un cit­ta­di­no rico­no­scen­te”

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