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Sa Die e Sa Sardigna all’Isola d’Elba: quando le radici attraversano il mare

Ci sono tra­di­zio­ni che non han­no biso­gno di una geo­gra­fia per esi­ste­re. Basta una voce, un can­to, un pro­fu­mo che arri­va da lon­ta­no. Il 28 apri­le 2026, all’Isola d’Elba, la Sar­de­gna tor­na a far­si sen­ti­re for­te e chia­ra con “Sa Die e Sa Sar­di­gna”, una gior­na­ta dedi­ca­ta all’identità, alla cul­tu­ra e a quel lega­me invi­si­bi­le che uni­sce chi, pur viven­do altro­ve, non ha mai smes­so di sen­tir­si par­te del­la pro­pria ter­ra. L’iniziativa, orga­niz­za­ta dal Cir­co­lo “Bru­no Cuc­ca”, rap­pre­sen­ta mol­to più di un sem­pli­ce even­to. È un viag­gio den­tro l’anima di un popo­lo, fat­to di spi­ri­tua­li­tà, memo­ria e orgo­glio. Il pro­gram­ma pren­de il via a Capo­li­ve­ri, alle ore 18, pres­so la Chie­sa del­la Madon­na del­le Gra­zie, dove si ter­rà una mes­sa solen­ne accom­pa­gna­ta da can­ti in lin­gua sar­da. Un momen­to inten­so, capa­ce di ripor­ta­re alla luce sono­ri­tà anti­che e pro­fon­de, impre­zio­si­to dal­la pre­sen­za di gio­va­ni in abi­ti tra­di­zio­na­li, sim­bo­lo vivo di una cul­tu­ra che con­ti­nua a tra­man­dar­si. La sera­ta si spo­ste­rà poi a Por­to­fer­ra­io, alle ore 20, nel­la sede del Cir­co­lo “Bru­no Cuc­ca”. Qui la Sar­de­gna si rac­con­te­rà attra­ver­so imma­gi­ni, video e un col­le­ga­men­to diret­to con la Pro Loco di Illo­rai, crean­do un pon­te idea­le tra l’isola madre e quel­la che, per un gior­no, la acco­glie e la cele­bra. E come ogni vera festa che si rispet­ti, non man­che­rà il momen­to del­la con­di­vi­sio­ne più auten­ti­ca: una cena socia­le che por­te­rà in tavo­la i sapo­ri incon­fon­di­bi­li del­la tra­di­zio­ne sar­da, chiu­den­do la gior­na­ta nel segno del­la con­vi­via­li­tà. “Sa Die e Sa Sar­di­gna” all’Elba non è solo un appun­ta­men­to per la comu­ni­tà sar­da, ma un’occasione aper­ta a tut­ti per sco­pri­re, ascol­ta­re e sen­tir­si par­te di qual­co­sa che va oltre i con­fi­ni. È la dimo­stra­zio­ne che cer­te radi­ci, anche quan­do sem­bra­no lon­ta­ne, con­ti­nua­no a nutri­re il pre­sen­te. Per­ché la Sar­de­gna, alla fine, non è solo un luo­go. È un modo di sen­ti­re. E quan­do chia­ma, qual­cu­no rispon­de sem­pre.

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