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Semeraro: Curarsi o rinunciare, la sanità che non possiamo piu’ accettare

C’è chi cri­ti­ca le for­ze di mino­ran­za di Por­to­fer­ra­io, accu­san­do­le di esse­re insi­sten­ti. For­se lo sono. Ma han­no ragio­ne.
Per­ché men­tre si discu­te, c’è chi da mesi per­cor­re, in silen­zio, la stra­da ver­so l’ospedale.
Aspet­ta una visi­ta, un esa­me. Aspet­ta una data che spes­so non arri­va però inse­ri­to in una “pre-lista”, una paro­la tec­ni­ca che, nel­la real­tà, signi­fi­ca solo una cosa — atte­sa sen­za fine e su tut­to que­sto cala un silen­zio pesan­te, del­la poli­ti­ca regio­na­le, azien­da­le, loca­le.
Oggi però qual­co­sa si muo­ve.
La lista civi­ca Bene Comu­ne ha pre­sen­ta­to una mozio­ne chia­ra: difen­de­re il dirit­to alla salu­te degli Elba­ni, abbat­te­re bar­rie­re buro­cra­ti­che, ridur­re costi che per mol­ti sono sem­pli­ce­men­te inso­ste­ni­bi­li.
Intan­to, sul ter­ri­to­rio, arri­va­no ini­zia­ti­ve meri­to­rie come “Una Vela per il Cuo­re”: scree­ning car­dio­lo­gi­ci gra­tui­ti, pre­ven­zio­ne, atten­zio­ne. Tut­to giu­sto, tut­to uti­le.
Ma poi?
Se emer­ge un pro­ble­ma serio, dove si va? All’Elba una car­dio­lo­gia d’emergenza e ambu­la­to­ria­le sta­bi­le, con­ti­nua, non esi­ste. E allo­ra si par­te. Ambu­lan­ze, tra­ghet­ti, viag­gi, spe­se. Oppu­re il pri­va­to.
E qui sta il pun­to — Se hai i sol­di ti curi, se non li hai, aspet­ti. E aspet­ta­re, in sani­tà, può voler dire peg­gio­ra­re. A vol­te, non far­ce­la.
Non è accet­ta­bi­le.
La mozio­ne di Bene Comu­ne va nel­la dire­zio­ne giu­sta, per­ché rimet­te al cen­tro un prin­ci­pio sem­pli­ce, la salu­te non può esse­re un pri­vi­le­gio lega­to al red­di­to o al luo­go in cui vivi.
Difen­de­re e raf­for­za­re il nostro ospe­da­le non è una bat­ta­glia poli­ti­ca, è una neces­si­tà vita­le.
Per­ché sen­za una sani­tà pub­bli­ca effi­cien­te, un ter­ri­to­rio muo­re.
E con lui, len­ta­men­te, anche la sua comu­ni­tà.
Comi­ta­to Elba Salu­te.
(Fran­ce­sco Seme­ra­ro)

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