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“Da un’Elbana, grazie di cuore”: il messaggio di Nadia al reparto di Neonatologia di Pisa

Ci sono paro­le che non basta­no, anche quan­do si cer­ca­no con tut­ta l’anima.
Nadia, una ragaz­za dell’Isola d’Elba, ha scel­to di affi­da­re alle nostre pagi­ne il suo mes­sag­gio di pro­fon­da gra­ti­tu­di­ne rivol­to alle infer­mie­re, agli infer­mie­ri e a tut­ti gli ope­ra­to­ri del repar­to di Neo­na­to­lo­gia dell’ospedale San­ta Chia­ra di Pisa.
Non tro­ve­rò mai paro­le abba­stan­za gran­di per espri­me­re la mia rico­no­scen­za.”
Con que­ste paro­le ini­zia il suo rac­con­to, nato in uno dei momen­ti più bui del­la sua vita. Un perio­do fat­to di pau­re, incer­tez­ze e fra­gi­li­tà, in cui – come lei stes­sa rac­con­ta – ha tro­va­to una luce inat­te­sa pro­prio in quel repar­to.
Il per­so­na­le del­la Neo­na­to­lo­gia è sta­to per Nadia una pre­sen­za costan­te:
silen­zio­sa ma con­cre­ta, com­pe­ten­te ma pro­fon­da­men­te uma­na.
Han­no sapu­to soste­ner­la quan­do man­ca­va­no le for­ze, gui­dar­la con gesti sem­pli­ci e pie­ni d’amore, aiu­tar­la a diven­ta­re nuo­va­men­te mam­ma in un modo diver­so: più fra­gi­le, sì, ma anche più con­sa­pe­vo­le.
Ogni sor­ri­so, ogni paro­la di inco­rag­gia­men­to, ogni sguar­do cari­co di com­pren­sio­ne è sta­to per lei un respi­ro quan­do l’ansia la strin­ge­va.
Negli infi­ni­ti tur­ni, nel­le not­ti lun­ghe e dif­fi­ci­li, que­gli ope­ra­to­ri sono diven­ta­ti ange­li discre­ti, custo­di non solo dei pic­co­li guer­rie­ri che popo­la­no quel repar­to, ma anche dei geni­to­ri che arri­va­no lì con il cuo­re feri­to e la pau­ra negli occhi.
Nadia rac­con­ta che, den­tro un dolo­re così ina­spet­ta­to, ha avu­to comun­que la for­tu­na di incon­tra­re per­so­ne for­ti, pre­sen­ti, auten­ti­che.
Per­so­ne che reste­ran­no per sem­pre inci­se nel suo cuo­re.
Un rin­gra­zia­men­to spe­cia­le va anche a una fami­glia mera­vi­glio­sa, i signo­ri Biver, mem­bri dell’associazione Din­si Une Mane di Pisa, che in due mesi le han­no aper­to non solo la por­ta di casa, ma quel­la del cuo­re.
L’hanno accol­ta come una di loro, sen­za far­la mai sen­ti­re un peso: un tet­to sicu­ro, un piat­to cal­do, una paro­la buo­na sem­pre pron­ta.
E tan­te, tan­tis­si­me atten­zio­ni che han­no reso più lie­ve un cam­mi­no dif­fi­ci­le, accom­pa­gnan­do­la spes­so fino all’ospedale con una gen­ti­lez­za che – dice Nadia – non dimen­ti­che­rà mai.
A tut­ti voi, dal pro­fon­do dell’anima, gra­zie.
Per­ché in mez­zo a un ura­ga­no di emo­zio­ni sie­te sta­ti la mia casa, la mia anco­ra, la mia tran­quil­li­tà.”
Sono le ulti­me paro­le del­la sua let­te­ra, fir­ma­ta sem­pli­ce­men­te:

Con tut­to il cuo­re,
Nadia

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