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“Elbaman dice basta: vent’anni di gloria, poi l’indifferenza del territorio spegne il triathlon più bello del mondo”

Dopo vent’anni di sto­ria, l’Elbaman – even­to di tria­thlon di livel­lo mon­dia­le – chiu­de i bat­ten­ti. A rac­con­tar­ci il per­ché di que­sta deci­sio­ne sono Mar­co Scot­ti, fon­da­to­re e pro­prie­ta­rio del mar­chio, e Andrea Giu­sti, suo socio e ami­co di sem­pre, non­ché ani­ma elba­na dell’organizzazione.

Dopo vent’anni di suc­ces­si, arri­va la paro­la “fine”. Una deci­sio­ne dif­fi­ci­le?
Mar­co: Non è sta­to affat­to sem­pli­ce. Ci abbia­mo pen­sa­to a lun­go, per mesi. Elba­man è sta­to par­te del­la nostra vita quo­ti­dia­na per due decen­ni: un lavo­ro inces­san­te, nato dal nul­la e costrui­to solo gra­zie alla pas­sio­ne. Ma ogni ciclo, anche quel­lo più bel­lo, pri­ma o poi si chiu­de.
Andrea: È vero, Elba­man è cre­sciu­to anno dopo anno, spin­to da entu­sia­smo, ami­ci­zia e voglia di fare qual­co­sa di uni­co. Però a un cer­to pun­to biso­gna guar­da­re la real­tà e ammet­te­re che non si può con­ti­nua­re a for­za di sola pas­sio­ne, soprat­tut­to se intor­no man­ca la stes­sa con­vin­zio­ne.

Mol­ti si chie­de­ran­no: è una scel­ta det­ta­ta da moti­vi per­so­na­li o eco­no­mi­ci?
Mar­co: No, non c’entrano moti­vi per­so­na­li e nep­pu­re eco­no­mi­ci. È ovvio che l’impegno richie­sto sia enor­me – io stes­so ave­vo cal­co­la­to che in un anno dedi­co oltre mil­le ore di lavo­ro nel tem­po libe­ro – ma non è que­sto il pun­to. Né è un pro­ble­ma eco­no­mi­co: il bud­get richie­sto è ele­va­to, ma lo abbia­mo sem­pre soste­nu­to con impe­gno e con l’aiuto, va det­to, del Comu­ne di Cam­po nell’Elba, che rin­gra­zia­mo sin­ce­ra­men­te per il soste­gno costan­te.
Andrea: I moti­vi veri sono altri: pen­so spes­so a cosa è diven­ta­to Elba­man in vent’anni, pen­so alle miglia­ia di per­so­ne che han­no coro­na­to il sogno di taglia­re un tra­guar­do ambi­to come il nostro, pen­so ad un tria­thlon così bel­lo e ben fat­to, da esse­re con­si­de­ra­to una del­le gare più dif­fi­ci­li, ma bel­le al Mon­do! Dal nul­la, con una pas­sio­ne fol­le, abbia­mo crea­to qual­co­sa di straor­di­na­rio, per il nostro ter­ri­to­rio. Pur­trop­po, nel tem­po, non c’è sta­to quel cam­bio di mar­cia, che ci sarem­mo aspet­ta­ti.

Quin­di, cosa non ha fun­zio­na­to?
Andrea: Mi spie­go meglio: men­tre da par­te degli atle­ti abbia­mo avu­to una fide­liz­za­zio­ne incre­di­bi­le dovu­ta al fat­to che Elba­man, pur non essen­do una gara “bla­so­na­ta”, era a det­ta dei con­cor­ren­ti, un even­to di altis­si­mo livel­lo, costrui­ta nei det­ta­gli con il cuo­re. L’affetto e la rico­no­scen­za da par­te del­le isti­tu­zio­ni inve­ce, pur­trop­po, anno dopo anno, non si è con­cre­tiz­za­ta. Al di là del fon­da­men­ta­le sup­por­to del Comu­ne di Cam­po nell’Elba, non è sta­to pos­si­bi­le ave­re una con­ven­zio­ne che ci per­met­tes­se di fare una pro­gram­ma­zio­ne plu­rien­na­le. Dopo vent’anni ci sen­tia­mo più ospi­ti (spes­so sco­mo­di) che par­te di una comu­ni­tà che dovreb­be inve­ce rico­no­sce­re l’importanza di un even­to come que­sto, che por­ta in un perio­do di bas­sa sta­gio­ne miglia­ia di per­so­ne. Per non par­la­re di tut­ti gli atle­ti che ven­go­no ad alle­nar­si o che allun­ga­no il sog­gior­no in occa­sio­ne del­la gara anche per più set­ti­ma­ne.
In che sen­so par­la­te di man­can­za di sup­por­to dal ter­ri­to­rio?
Mar­co: In gene­ra­le all’Elba man­ca total­men­te coor­di­na­men­to e pro­mo­zio­ne degli even­ti, per­lo­me­no spor­ti­vi. Nel­le raris­si­me occa­sio­ni in cui sia­mo sta­ti con­tat­ta­ti dai vari enti, le tem­pi­sti­che era­no erra­te e l’organizzazione raf­faz­zo­na­ta. Fac­cio anche un esem­pio con­cre­to di altra natu­ra: ogni anno dob­bia­mo por­ta­re sull’isola oltre 120 per­so­ne volon­ta­rie da fuo­ri per mon­ta­re, smon­ta­re e tene­re in pie­di la gara sot­to ogni aspet­to. Nono­stan­te i 20 anni di pre­sen­za, tro­va­re volon­ta­ri loca­li è qua­si impos­si­bi­le. Spes­so ci si sen­te dire “vedia­mo, chia­ma­mi qual­che gior­no pri­ma”. Ma un even­to mon­dia­le non si orga­niz­za in tre gior­ni… Sono for­te­men­te con­vin­to che man­chi, ad ogni livel­lo, asso­lu­ta con­sa­pe­vo­lez­za di cosa voglia dire voler offri­re un even­to di livel­lo inter­na­zio­na­le ad un pub­bli­co sem­pre più con­sa­pe­vo­le ed esi­gen­te. Ovve­ro: cosa ser­ve, cosa si deve fare, come lo si deve fare ed in qua­li tem­pi­sti­che.
Andrea: Ad esem­pio anche le auto­riz­za­zio­ni: deci­ne di PEC invia­te ogni anno, spes­so alle stes­se isti­tu­zio­ni, e a pochi gior­ni dal­la gara qual­cu­no rispon­de “cosa ci sareb­be da fare? non ave­va­mo let­to tut­to”. Oppu­re c’è chi, dopo vent’anni, anco­ra chie­de “ma la vostra gara pas­sa nel nostro comu­ne? Chiu­de­te le stra­de? Che noia!”. È scon­for­tan­te, dob­bia­mo ogni anno ripar­ti­re da zero, come se non aves­si­mo mai fat­to nul­la ed ogni input deve sem­pre par­ti­re da noi, altri­men­ti non si muo­ve nes­su­no con l’idea che: “c’è Elba­man a set­tem­bre, qua­li atti­vi­tà van­no inse­ri­te e fat­te par­ti­re?”. Dopo tan­to tem­po, que­ste situa­zio­ni ti fan­no capi­re che l’evento non è per­ce­pi­to come valo­re per l’Elba, ma come un fasti­dio. Per me, da elba­no, cer­ti atteg­gia­men­ti sono umi­lian­ti. E in ven­ti edi­zio­ni, le umi­lia­zio­ni sono sta­te tan­tis­si­me.
Mar­co: por­to un ulti­mo esem­pio. Ogni anno, non appe­na vie­ne fis­sa­ta la data, invio una capil­la­re infor­ma­ti­va sul­le novi­tà a tut­to il ter­ri­to­rio: come i comu­ni od i sva­ria­ti enti che gover­na­no e gui­da­no il ter­ri­to­rio. Non ho mai rice­vu­to alcun riscon­tro da nes­su­no, nep­pu­re un “ok rice­vu­to”. Poi pero’ acca­de spes­so che si rila­sci­no auto­riz­za­zio­ni di varia natu­ra come altri even­ti, bloc­chi, restri­zio­ni che van­no ad impat­ta­re nega­ti­va­men­te su Elba­man e nes­su­no se ne pre­oc­cu­pa. Anzi, in caso di dis­ser­vi­zi ai qua­li non abbia­mo alcu­na pos­si­bi­li­tà di por­re rime­dio, acca­de che ci ven­ga pun­ta­to il dito con­tro come fos­se col­pa nostra.

Eppu­re i nume­ri par­la­no chia­ro: turi­smo, visi­bi­li­tà, indot­to eco­no­mi­co diret­to ed indi­ret­to
Mar­co: Esat­to. Solo l’edizione 2025 avreb­be gene­ra­to cir­ca 3.500 per­not­ta­men­ti e un indot­to diret­to nel­la set­ti­ma­na di gara supe­rio­re ai 300mila euro. Quest’anno abbia­mo spe­so oltre 110mila euro sul ter­ri­to­rio, cer­can­do di acqui­sta­re tut­to il pos­si­bi­le in loco. E poi c’è la pro­mo­zio­ne: miglia­ia di post, foto, arti­co­li che por­ta­no l’immagine dell’Elba nel mon­do. Ma a quan­to pare, tut­to que­sto “non ser­ve”.
Andrea: È tri­ste dir­lo, ma la sen­sa­zio­ne è che per mol­ti l’evento sia un distur­bo. C’è chi dice “dopo tre mesi di turi­smo esti­vo, abbia­mo biso­gno di tran­quil­li­tà” oppu­re che si dice infa­sti­di­to da qual­che chiu­su­ra o limi­ta­zio­ne sul­le stra­de. Noi inve­ce cre­de­va­mo che Elba­man potes­se esse­re un’occasione di orgo­glio, di bel­lez­za con­di­vi­sa, non un intral­cio. L’impulso alla desta­gio­na­liz­za­zio­ne del turi­smo è chia­ro e lam­pan­te, ma que­sto con­cet­to vie­ne ad altri livel­li solo usa­to per riem­pir­si la boc­ca e rac­co­glie­re pre­fe­ren­ze, non per fare qual­co­sa di con­cre­to. Local­men­te, solo alcu­ne per­so­ne incre­di­bi­li ed i nostri fan­ta­sti­ci “Elba­man sup­por­ter” non ci han­no mai abban­do­na­to e per que­sto sare­mo loro gra­ti per sem­pre.

Anche le con­di­zio­ni del­le stra­de han­no pesa­to sul­la deci­sio­ne?
Mar­co: Mol­tis­si­mo. Le stra­de sono in mol­te par­ti in con­di­zio­ni non accet­ta­bi­li, non solo per Elba­man, ma per la quo­ti­dia­ni­tà. Non pos­sia­mo più garan­ti­re la sicu­rez­za degli atle­ti. In vent’anni non c’è mai sta­to un inter­ven­to su trat­ti fon­da­men­ta­li di stra­de pro­vin­cia­li, come la bre­tel­la tra Col­le Palom­ba­ia e Sant’Ilario, tan­to che quest’anno abbia­mo dovu­to modi­fi­car­ne il per­cor­so. E spes­so i can­tie­ri si apro­no pochi gior­ni pri­ma del­la gara, sen­za alcun pre­av­vi­so, sen­za alcu­na atten­zio­ne all’imminente even­to. Un anno, ci sia­mo tro­va­ti, sen­za alcun pre­av­vi­so e a pochi gior­ni dal­la gara, con un sema­fo­ro atti­vo, per 80 metri di can­tie­re, e la minac­cia (o la ripic­ca) di sospen­de­re la gara se un con­cor­ren­te fos­se pas­sa­to con il ros­so! Tut­to que­sto è inac­cet­ta­bi­le e ren­de impos­si­bi­le pro­se­gui­re in sicu­rez­za e sere­ni­tà.
Ave­te avu­to riscon­tri o ten­ta­ti­vi di media­zio­ne dopo l’annuncio del­la pos­si­bi­le chiu­su­ra?
Andrea: Nes­su­no, il nul­la. Dopo aver dichia­ra­to pub­bli­ca­men­te, davan­ti a cen­ti­na­ia di per­so­ne duran­te le pre­mia­zio­ni, che il futu­ro dell’evento era in dub­bio, nes­su­no ci ha con­tat­ta­to. Né un’istituzione, né un ente, né un rap­pre­sen­tan­te del ter­ri­to­rio. È sta­to il segna­le defi­ni­ti­vo che dove­va­mo fer­mar­ci.

Come vi sen­ti­te ora, dopo aver pre­so que­sta deci­sio­ne?
Mar­co: In pace, ma con tan­ta malin­co­nia. Elba­man è sta­ta un’esperienza incre­di­bi­le, irri­pe­ti­bi­le. Abbia­mo rag­giun­to il mas­si­mo pos­si­bi­le par­ten­do da zero e con una ven­te­si­ma edi­zio­ne memo­ra­bi­le: meteo per­fet­to, iscri­zio­ni chiu­se in lar­go anti­ci­po, orga­niz­za­zio­ne impec­ca­bi­le. È un bel modo per chiu­de­re un capi­to­lo straor­di­na­rio. Il coro­na­men­to di vent’anni di impe­gno e amo­re per que­sto sport e per l’isola.
Andrea: Per me, da elba­no, è un fal­li­men­to del mio ter­ri­to­rio, per­de­re un Even­to come Elba­man, signi­fi­ca per­de­re l’ennesimo tre­no. L’Elba, con le sue carat­te­ri­sti­che uni­che, avreb­be tut­te le car­te in rego­la per posi­zio­nar­si come capi­ta­le dell’outdoor nel Medi­ter­ra­neo. Ma di que­sto, i nostri 7 comu­ni e la loro gestio­ne asso­cia­ta del turi­smo, non ne sono mini­ma­men­te con­vin­ti. Rimar­ran­no i ricor­di, le per­so­ne, le emo­zio­ni. Tut­to ciò che abbia­mo costrui­to con pas­sio­ne e ami­ci­zia reste­rà nei cuo­ri di chi l’ha vis­su­to.

Un ulti­mo pen­sie­ro per chi ha fat­to par­te di que­sta avven­tu­ra?
Mar­co: Un gra­zie immen­so a chi, come noi, ci ha sem­pre cre­du­to e, ognu­no secon­do le sue pos­si­bi­li­tà, ci ha dato una mano. Non nomi­no nes­su­no, ma i rap­por­ti per­so­na­li e di ami­ci­zia costrui­ti in que­sti anni sono così soli­di che que­ste per­so­ne san­no che sto pen­san­do a loro. Sen­za di loro, nien­te di tut­to que­sto sareb­be sta­to pos­si­bi­le.
Andrea: Esat­to. Elba­man è sta­to un sogno con­di­vi­so, un gran­de abbrac­cio spor­ti­vo e uma­no. Sono fie­ro dell’accoglienza che i miei com­pae­sa­ni, con ban­die­ri­ne, ade­si­vi e sor­ri­si, han­no riser­va­to ai nostri Ospi­ti. Elba­man rimar­rà sem­pre il Tria­thlon con il cuo­re.
Con que­ste paro­le si chiu­de una del­le pagi­ne più signi­fi­ca­ti­ve del­lo sport sull’isola. Elba­man lascia un’eredità fat­ta di emo­zio­ni, ricor­di e un inse­gna­men­to: anche i sogni più gran­di, se col­ti­va­ti con pas­sio­ne e impe­gno, pos­so­no diven­ta­re real­tà.

Uffi­cio Stam­pa Elba­man
giovannarossi.comunicazione@gmail.com | www.elbaman.it

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