Ci siamo imbattuti in una foto di cinquant’anni fa ed abbiamo fatto un po di ricerche.C’erano anni in cui l’Isola d’Elba non era solo sinonimo di mare, spiagge e vacanze. C’erano anni in cui il profumo di salsedine si mescolava a quello della benzina, e i tornanti di Monte Perone o le salite di Capoliveri diventavano teatro di sfide leggendarie. Era il 1975, e sull’isola si correva l’ottava edizione del Rally dell’Isola d’Elba, una gara che già allora faceva parte del mito rallistico italiano.
L’edizione del ’75: polvere, grinta e panorami mozzafiato
Ben 109 equipaggi al via, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, per affrontare un tracciato che metteva a dura prova uomini e macchine. Strade strette, tratti sterrati, curve che si aprivano improvvisamente su panorami da cartolina: il Rally dell’Elba era un mix di adrenalina e poesia meccanica. Fra i protagonisti di quell’anno c’era anche l’equipaggio Rodolfo Bertacca – Renzo Del Carria, a bordo di una Fiat 124 Abarth Rallye, una vera icona dei rally anni Settanta. Una macchina robusta, scattante e spettacolare da vedere in azione, con il suo rombo che rimbalzava tra le colline e le scogliere dell’isola. L’avventura di Bertacca e Del Carria, I due toscani si presentarono al via con entusiasmo e coraggio, pronti a misurarsi con un percorso leggendario per difficoltà e fascino. Purtroppo, come tanti altri equipaggi di quell’edizione, dovettero arrendersi prima del traguardo: ritiro forzato e gara finita anzitempo. Ma chi corre all’Elba sa bene che qui ogni chilometro vale doppio: ogni curva è una battaglia, ogni prova speciale è un ricordo inciso nel cuore. E anche un ritiro, su queste strade, diventa parte della leggenda. L’Elba, un circuito naturale. Nel 1975 l’isola era molto diversa da oggi: le strade erano più “selvagge”, la folla stava a pochi metri dai passaggi, e i commissari di gara spesso erano isolani armati di entusiasmo e bandiera. Il Rally era una festa collettiva: dai bar di Portoferraio ai muretti di Rio nell’Elba, tutti parlavano di prove, tempi, classifiche e derapate. Per molti elbani, era il momento dell’anno in cui l’isola si trasformava in un piccolo Montecarlo mediterraneo.
L’epoca d’oro dei rallyL’edizione del 1975 segnò anche una stagione irripetibile del motorsport: anni di coraggio, di auto “vere” e di piloti che guidavano con il cuore. L’Abarth 124, con i suoi 128 cavalli e la trazione posteriore, richiedeva mani esperte e tanto sangue freddo. Bertacca e Del Carria, pur non arrivando al traguardo, hanno lasciato la loro traccia nella memoria di chi visse quella corsa — una delle più affascinanti e difficili mai disputate sull’isola. Un’eredità che ancora romba. Oggi, a distanza di cinquant’anni, il Rallye Elba continua a far vibrare i motori e le emozioni. Ogni curva racconta una storia, e chi ama le corse non può non sentire un brivido ripensando a quegli anni. Bertacca, Del Carria e tutti i pionieri di quel tempo sono i custodi di una tradizione che l’isola non ha mai dimenticato: il rombo del motore come musica, la polvere come trofeo, e l’Elba come casa di ogni appassionato.
“L’Elba non perdona, ma ti resta dentro.
E chi ha corso qui, anche solo per un tratto, ha già vinto.”











