EDICOLA ELBANA SHOW

Quello che l'altri dovrebbero di'

BREAKING NEWS

Arrigo Dolso, il genio che scelse l’Isola d’Elba ( video )

Sono pas­sa­ti die­ci anni dal­la scom­par­sa di Arri­go Dol­so, cal­cia­to­re raf­fi­na­to e uomo di clas­se, che ha lega­to per sem­pre il suo nome anche all’Isola d’Elba e alla squa­dra dell’Audace di Por­to­fer­ra­io, dove chiu­se la car­rie­ra e tro­vò una nuo­va casa, den­tro e fuo­ri dal cam­po. Nato a San Danie­le del Friu­li il 12 novem­bre 1946, Dol­so è sta­to uno dei talen­ti più puri del cal­cio ita­lia­no degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta. Man­ci­no ele­gan­te, cen­tro­cam­pi­sta offen­si­vo dal­la tec­ni­ca sopraf­fi­na e dal toc­co vel­lu­ta­to, ave­va un modo tut­to suo di acca­rez­za­re il pal­lo­ne: non lo cal­cia­va, lo face­va par­la­re. Cre­sciu­to nell’Udinese, con cui vin­se il Cam­pio­na­to Pri­ma­ve­ra e il pre­mio del Gue­rin Spor­ti­vo come miglior gio­va­ne del­la Serie C, arri­vò gio­va­nis­si­mo alla Lazio nel 1966. Con la maglia bian­co­ce­le­ste gio­cò per diver­se sta­gio­ni in Serie A e B, segnan­do gol spet­ta­co­la­ri e rega­lan­do gio­ca­te d’alta scuo­la che gli val­se­ro para­go­ni con Mario Cor­so. I tifo­si lo ado­ra­va­no: qual­cu­no, a Vare­se, arri­vò per­fi­no a scri­ve­re su uno stri­scio­ne “Rive­ra + Cor­so = Dol­so”. La sua car­rie­ra pro­se­guì tra Vare­se, Ales­san­dria, Bene­ven­to, Tra­pa­ni, Gros­se­to e Raven­na, dove la sua clas­se rima­se sem­pre intat­ta, anche quan­do le luci dei gran­di sta­di si affie­vo­li­va­no. Dice­va di sé: “Non ho fat­to una gran­de car­rie­ra solo per col­pa mia, ma ho vis­su­to a modo mio”. E for­se è pro­prio que­sto a ren­der­lo indi­men­ti­ca­bi­le: l’arte di vive­re il cal­cio come arte, e non come mestie­re. Nel 1984 arri­vò all’Isola d’Elba, per quel­lo che dove­va esse­re un perio­do di quie­te dopo tan­ti anni di cal­cio pro­fes­sio­ni­sti­co. In real­tà, l’isola diven­ne la sua vera casa. A Por­to­fer­ra­io aprì un bar, ma soprat­tut­to tor­nò in cam­po con la maglia dell’Audace, pri­ma come gio­ca­to­re-alle­na­to­re, poi solo come tec­ni­co fino alla metà degli anni ’90. Sot­to la sua gui­da nac­que una gene­ra­zio­ne di talen­ti loca­li: ragaz­zi che anco­ra oggi ricor­da­no con gra­ti­tu­di­ne le sue lezio­ni di cal­cio e di vita. Dol­so non inse­gna­va solo a gio­ca­re, ma a pen­sa­re: “Ai miei ragaz­zi dico sem­pre di stu­dia­re, per­ché se aspet­ta­no di vive­re di cal­cio, mori­ran­no di fame”, dice­va con il suo incon­fon­di­bi­le accen­to friu­la­no. Era diret­to, ma sem­pre ele­gan­te, den­tro e fuo­ri dal campo.In que­gli anni l’Audace era dav­ve­ro una squa­dra spe­cia­le, e con lui in pan­chi­na (e a vol­te anco­ra in cam­po) fece un sal­to di qua­li­tà memo­ra­bi­le. Per i tifo­si elba­ni, Arri­go non era solo un ex pro­fes­sio­ni­sta di pas­sag­gio, ma un pun­to di rife­ri­men­to, un esem­pio, un arti­sta del pal­lo­ne che ave­va scel­to di con­di­vi­de­re il suo talen­to con l’isola. Chi lo ha visto gio­ca­re rac­con­ta di un sini­stro magi­co, di toc­chi “no look” quan­do anco­ra non esi­ste­va­no i social per ren­der­li vira­li, e di una visio­ne di gio­co che oggi fareb­be invi­dia a mol­ti cam­pio­ni. Qual­cu­no lo para­go­na a Zida­ne, ma chi lo ha cono­sciu­to ribat­te: “È Zida­ne che somi­glia a Dol­so, non il con­tra­rio”. Arri­go Dol­so se n’è anda­to il 15 otto­bre 2015, in pun­ta di pie­di, con quel­la stes­sa ele­gan­za che ave­va sem­pre con­trad­di­stin­to il suo modo di vive­re e di gio­ca­re. All’Elba ha lascia­to un segno inde­le­bi­le: il ricor­do di un uomo buo­no, iro­ni­co, raf­fi­na­to, e di un cal­cia­to­re capa­ce di tra­sfor­ma­re ogni par­ti­ta in poe­sia.

E come dis­se Miche­le Melis: “Arri­go, cha­peau.”

 

 

Rispondi